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#Bifest2018, Pippo Baudo si racconta al Petruzzelli: 'Sessant'anni in televisione e non sono ancora stanco' (VIDEO)

Il presentatore ha ripercorso la sua carriera ricordando Trovajoli, Gassman, Monica Vitti e Mariangela Melato

Pubblicato in Bifest2018 il 22/04/2018 da Redazione

Sessant’anni di televisione, e non solo, ripercorsi da un suo grande protagonista. La seconda Masterclass del Bif&st al Teatro Petruzzelli ha visto Pippo Baudo rispondere alle domande di Enrico Magrelli e del pubblico che ha potuto anche assistere ad alcuni momenti di una carriera costellata da tante scoperte e tanti importanti incontri. “Ho fatto tutto quello che volevo fare, non ho rimpianti né insoddisfazioni ma non sono ancora sazio e soprattutto non sono ancora stanco”. Si è confessato così Pippo Baudo stamattina sul palco di un Teatro Petruzzelli ancora una volta gremito in ogni ordine di posti per la seconda delle Masterclass del Bif&est 2018.

Baudo ha ripercorso alcune delle tappe di una carriera che conta sessant’anni di televisione, durante i quali ha scoperto e lanciato decine di talenti. Partendo dall’adolescenza a Militello, provincia di Catania: “L’avvento della televisione travolse la mia vita di giovane studente, dissi ai miei genitori che un giorno, dentro quella scatola, ci sarei stato io, mentre mia madre mi avrebbe voluto medico e mio padre avvocato. Effettivamente mi sono laureato in Giurisprudenza ma poi la televisione mi ha regalato il sogno della mia vita”.

L’emozione della sua prima volta da conduttore: “Fu in un programma del pomeriggio, Primo piano. Dovevo intervistare Johnny Dorelli e Julia De Palma, le prove le facemmo appena due ore prima e poi in gran parte improvvisammo. Pensavo che la cosa fosse finita lì e invece ho proseguito per sessant’anni”. L’affermazione con Settevoci: “Era una mia idea, registrammo le prime sei puntate ma a un dirigente non piacquero e le bobine del programma finirono in un magazzino. A quel punto io mi raccomandai con il magazziniere che, se ci fosse stato un buco di programmazione, avrebbero potuto ricorrere alla puntata pilota. Capitò, in effetti, che una copia doppiata del telefilm Rin Tin Tin non arrivò per tempo e al suo posto trasmisero il mio programma. Ebbe un successo enorme. In pratica io devo la mia carriera a un cane…”.

Una serie di clip proiettate nel corso dell’incontro hanno rievocato alcuni grandi momenti di televisione di cui Baudo è stato artefice. Il pubblico del Petruzzelli ha potuto rivederlo presentare una scatenata Monica Vitti nella prima puntata di Canzonissima. E poi Mariangela Melato, nel celebre sketch in cui sbucava fuori da una valigia (“una delle più grandi attrici che abbiamo avuto, sapeva fare tutto e bene”), Marcello Mastroianni (“Non andava volentieri in Tv, io insistetti, lui venne e si divertì moltissimo”). E Vittorio Gassman: “Disprezzava la televisione e quindi io, che ai suoi occhi la incarnavo, divenni la sua vittima designata. Dopo lo sketch che avete visto nel quale mi strapazzava, finii in ospedale con una colica renale”.

Non poteva mancare un ricordo di Armando Trovajoli, cui il Bif&st rende omaggio stasera con un attesissimo concerto al Teatro Petruzzelli e al quale Baudo era molto legato: “Ero amico di famiglia, ci trovavamo spesso a casa sua e parlavamo di tutto ma a un certo punto finiva sempre per suonare il pianoforte. Era un musicista eccezionale, un compositore all’altezza di Leonard Bernstein, un pianista incredibile, ne era ammirato anche Arturo Benedetti Michelangeli”.

 La televisione di oggi non piace molto a Pippo Baudo: “Prima i format li inventavamo noi e poi li esportavamo, ora li compriamo tutti all’estero. Le programmazioni sono piene di talent ma che ci facciamo poi con 5 o 6 talenti che emergono alla settimana? La domenica pomeriggio è un campionario di pettegolezzi. Il Grande Fratello è maleducazione televisiva”. E i conduttori? “Un bravo conduttore deve avere personalità, cultura e non utilizzare troppe parole straniere, perché l’italiano è una lingua molto ricca che va rispettata. Sono stato tempo fa all’Accademia della Crusca dove ho scoperto il lavoro molto serio che viene fatto sulla nostra lingua. E ho scoperto che il termine baudismo si può lecitamente utilizzare!”

 

 



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