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#Bifest2016, Paola e Silvia Scola ricordano il padre regista insieme alla madre e a Walter Veltroni: 'Un intellettuale generoso che amava parlare ai giovani'

Le figlie e la moglie di Ettore Scola hanno preso parte all’incontro programmato nel pomeriggio presso La Feltrinelli di Bari

Pubblicato in Bifest2016 il 03/04/2016 da Ilaria Milella

"Ettore aveva questa caratteristica, sia come regista che come persona, era dotato di un grande amore per le persone, egli non faceva cinema per se stesso ma per incontrare il pubblico", così esordisce Walter Veltroni, politico e amico personale del grande regista campano scomparso lo scorso 19 gennaio, ricordando Scola con le figlie Paola e Silvia e la moglie Gigliola  in un incontro tenutosi presso la libreria Feltrinelli e moderato dal critico cinematografico francese Jean Gili.

 

 Una rapida ed accorata carrellata di ricordi personali sono stati il filo conduttore che ha unito l’incontro dove è apparso uno Scola intimo e a cui si sono alternate memorie legate alla vita professionale e personale dell’autore: "Era un uomo rigoroso, non tenero, e metteva in riga tutti",  "Amava comportarsi alla pari chi lavorava per lui e manteneva un approccio di grande curiosità verso tutto"   sono alcune dei ricordi con cui Gigliola e Paola Scola raccontano le loro esperienze al fianco del grande cineasta.

 

Un uomo autorevole che non amava raccontare di se agli operatori dell’informazione e che sapeva rivelarsi immediatamente comunicativo con i più giovani, gli sconosciuti “nuovi” che volevano intraprendere il suo stesso lavoro. "Ettore è sempre stato molto geloso della propria storia e della propria appartenenza politica - continua Veltroni – ma quando avvenivano dei mutamenti, anche a livello politico, sapeva prenderne parte senza schierarsi mostrando così apertura al nuovo e ancoraggio ai propri valori"

 

Emerge dalle loro memorie anche la figura dell’intellettuale generoso ed innamorato della scrittura per cui le inquadrature sembravano ricoprire un ruolo secondario rispetto al profilo  del personaggio che realizzava "Mio padre aveva un approccio da autentico umanista – racconta la figlia Paola – cosa che comportava il completamento delle sceneggiature anche in un tempo di due e tre anni"

 

Conclude l’incontro una riflessione “antropologica” sul cinema di Veltroni (vicino alla famiglia Scola già nell’adolescenza, il padre Vittorio aveva collaborato alla sceneggiatura di numerosi film con il regista) che ha evidenziato come l’avvento dei DVD e delle videocassette abbia rivoluzionato il modo di consumare il cinema: dalla sola possibilità di vedere uno spettacolo nelle sale  si è evoluti al consumo di massa spostando quindi dalla vista l’attenzione al possesso. Le nuove generazioni sono diventate dei cercatori che tramite lo streaming e i nuovi media vanno alla ricerca del film dimenticato spostando l’accento ad una consumazione sempre più privata dei film.

 

 "Bisogna salvaguardare il cinema, ma non come un panda – conclude Veltroni – L’atto di possedere e del cercare una pellicola va più che bene ma dobbiamo tener più da conto il rapporto  che si instaura tra l’uomo e quella gigantesca macchina di sogni che è lo schermo di proiezione"