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"Le imprese e i gesti eroici", Squinzi chiude la due giorni di Confindustria

Divisioni con il mondo sindacale sulla riforma del lavoro e al governo: "Detassare ricerca e investimenti"

Pubblicato in Sviluppo il 29/03/2014 da Gian Vito Cafaro
"È venuta l'ora di passare ai fatti. Il futuro è di chi ha il coraggio di costruirlo". Chiude così, con l'invito a non piegarsi, la due giorni nazionale di Confindustria a Bari, il leader degli industriali Giorgio Squinzi.
Il coraggio: un passaggio che il numero uno di viale dell'Astronomia fa più volte riferendosi a quegli imprenditori "eroici" (cita anche il monopolitano Angelo Petrosillo e la sua Blackshape) perchè "l'Italia è il luogo in Europa dove è più forte una cultura ostile all'impresa".
Allora nel Belpaese servono i fatti, anche da parte di chi governa. Squinzi saluta favorevolmente la riforma del lavoro e il piglio decisionista di Renzi ma agli industriali non piace la tassazione delle rendite finanziarie. Quindi la richiesta della grande industria, in attesa di valutare il prossimo Documento di Economia e Finanza, "di rafforzare le misure a sostegno degli investimenti e della ricerca oltre a rendere strutturali gli interventi destinati alla detassazione e decontribuzione del salario di produttività", spiega Giorgio Squinzi alla platea del teatro Petruzzelli.
Al coraggio delle imprese si affiancano altri due elementi riecheggiati nel fine settimana barese: la crescita ("i debiti si onorano e si saldano con la crescita, altra ricetta non esiste", ha aggiunto il presidente di Confindustria) e la formazione del sapere, tema cardine del convegno del centro studi di Confindustria. E qui il pensiero dei tanti relatori è comune: senza una vera formazione scolastica il Paese non si riprende. Puntare sull'istruzione, è stato detto ieri, potrebbe spingere il Pil di 15 punti in dieci anni, ma oggi il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco ha ricordato come recenti studi evidenziano un alto grado di analfabetismo istituzionale.
Occorre allora fare presto: gli industriali chiedono di passare ai fatti anche perchè i leggeri segnali di ripresa economica non sono ancora salutari per gli industriali. Destinataria del messaggio, la politica. Quella politica a cui si rivolge anche il mondo sindacale. Dal palco di Bari la segretaria generale della Cgil Susanna Camusso ha ribadito il no alla precarietà e i dubbi sul "job act".
Si riparte dal confronto sul mondo del lavoro, allora. Chiusa la parentesi barese si torna ai tavoli romani dove la bagarre sulla riforma del lavoro e sull'occupazione è in piena evoluzione almeno a sentire le voci qui dal teatro Petruzzelli.
Ecco una dichiarazione del Presidente di Confindustria Bari e Bat Michele Vinci.