Lunedì, 21 Ottobre 2019 - Ore
Direttora: ANNAMARIA FERRETTI
Facciamo Notizie

Xylella fastidiosa: comunicazione e informazione per contenere la diffusione

L'intervento di Cosimo Lacirignola, Direttore del CIHEAM di Bari

Pubblicato in Sviluppo Ambiente il 21/11/2014 da Cosimo Lacirignola
Ci troviamo di fronte ad un problema che, dal punto di vista della ricerca scientifica, ha bisogno ancora di tempo per trovare soluzioni definitive. Il caso studio della Xylella in Puglia è totalmente nuovo anche per gli esperti internazionali che, da anni, lavorano su questo patogeno in altri Paesi come la California o il Sud America.
La malattia, nota come complesso del disseccamento rapido dell’olivo, sta sfigurando una parte significativa del territorio della provincia di Lecce aggredendo il patrimonio arboreo dell’olivicoltura salentina, in particolare di quella tradizionale, e trasformando profondamente la tipicità del paesaggio agrario. Il ritrovamento del batterio da quarantena Xylella fastidiosa ha delineato una complicazione serissima del quadro patologico a causa dell’estrema complessità con cui la malattia esplica il suo potenziale patogeno. Le difficoltà sono insite soprattutto nella sconcertante capacità del batterio di aggredire diversi ospiti, nella individuazione dei vettori, nelle modalità di trasmissione e di diffusione del contagio. Le stesse dinamiche epidemiologiche sono, allo stato, difficilmente prevedibili e interpretabili.
Ad un anno dalla diagnosi di Xylella fastidiosa sono stati compiuti, da parte del mondo scientifico che opera sul territorio regionale, importanti passi in direzione della conoscenza scientifica della malattia. La Regione ha messo in atto tutte le azioni tecniche (dal monitoraggio al contenimento della diffusione del batterio; identificazione di “zone infette” e “zone cuscinetto”; prevenzione e controllo; campagne informative) e tutte le azioni politiche possibili per portare la questione a livello nazionale e per reperire risorse. La Regione Puglia ha stanziato 6 milioni di euro dal bilancio autonomo (altri 2,6 milioni di euro sono stati destinati dal Ministero delle politiche Agricole) ed ha presentato un programma di solidarietà alla Commissione europea per ottenere i previsti cofinanziamenti su tutti gli interventi di eradicazione del batterio.
Nonostante le risorse economiche siano limitate, la ricerca sta andando avanti grazie, soprattutto, alla buona volontà di istituzioni e centri di ricerca tra cui l’Università degli Studi di Bari, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, la sede italiana del Centro Internazionale di Alti Studi Agronomici Mediterranei (CIHEAM Bari), il Centro di Ricerca e Sperimentazione in Agricoltura Basile Caramia.
Tuttavia, in casi come questo, è senza dubbio opportuno ricercare ulteriori sinergie e moltiplicare gli sforzi per consolidare il sistema sociale di contrasto al problema.
In altre parole, sono ormai maturi i tempi anche per avviare indagini e azioni che inquadrino e analizzino eventuali altri fattori che possono avere avuto un ruolo nel determinare condizioni favorevoli allo sviluppo del complesso del disseccamento rapido dell’olivo. Il campo della ricerca potrebbe anche aprirsi agli aspetti socio-economici, agroambientali e culturali connessi, ad esempio, ai nuovi approcci in termini di pratiche colturali legate alle politiche dei prezzi, ai fenomeni di semplificazione degli ambienti agricoli e alla conseguente riduzione della biodiversità agricola e naturale.
Il fronte del contrasto a questo preoccupante fenomeno deve essere altrettanto complesso e multidisciplinare, includendo le evidenze scientifiche e le indicazioni che potranno derivare da altri campi di applicazione e di ricerca.
L’obiettivo prioritario, in questo momento, è quello del contenimento della malattia. Bisogna agire subito per cercare di tamponare il fenomeno e dare, così, alla ricerca il tempo per trovare rimedi sia per l’uomo, sia per l’ambiente.
È stato già disposto un cordone fitosanitario a Nord dell’area infetta, dallo Ionio all’Adriatico ed è stata costituita un’area cuscinetto su cui intensificare gli interventi di monitoraggio della malattia ed il controllo dei vettori. Il team di ricercatori pugliesi ha isolato e caratterizzato il ceppo batterico presente sul territorio oggetto di studio, identificato come appartenente alla sub specie pauca; gli esperti, inoltre, hanno individuato i principali ospiti vegetali del batterio (oltre all’olivo, infatti, vi sono anche mandorlo, ciliegio, oleandro, ginestra, acacia, e alcune specie ornamentali). Sono state identificate alcune specie di insetto in grado di veicolare il batterio (Philaenus spumarius) e messe a punto tecniche rapide di diagnosi direttamente sulla pianta, che consentono di eseguire il saggio in campo senza dover movimentare il materiale vegetale evitando, in tal modo, i rischi di diffusione del patogeno in altre zone.
Purtroppo la “zona cuscinetto” non garantisce il blocco del vettore. Per rallentare l’avanzamento della Xylella è necessaria la massima collaborazione e coesione di tutti i soggetti interessati: popolazione, agricoltori, associazionidi agricoltori, tutto il mondo rurale, ricercatori e perfino i turisti dovrebbero fare fronte comune ed agire in un’ottica di salvaguardia del territorio.
Potenzialmente chiunque potrebbe essere veicolo del vettore. Attraversare la zona contaminata della Xylella, ad esempio, con i finestrini dell’auto aperti potrebbe favorire il trasporto del vettore in una zona non contaminata o, semplicemente, movimentando materiale vegetale.Quindi una campagna di comunicazione e informazione su pratiche che evitino l’inconsapevole movimentazione del vettore è quantomai necessaria, in questo momento, per rallentare la diffusione del patogeno: tutti devono sapere cosa possono fare e come possono agire per contenere la diffusione del patogeno.
Ad esempio mantenere i campi privi di vegetazione avventizia è una pratica molto utile, in quanto si evita di fornire le condizioni ideali per ospitare gli insetti.
Il fronte del contrasto a questo preoccupante fenomeno deve essere,quindi, complesso e multidisciplinare. Esso deve tener conto non solo delle evidenze scientifiche e delle indicazioni derivanti da altri campi di applicazione e di ricerca, ma deve ricercare la massima integrazione e coesione tra tutti i soggetti interessati, ivi compresa la popolazione, valutando gli impatti sociali, perseguendo obiettivi di sviluppo della consapevolezza collettiva del problema e stimolando la messa in atto di comportamenti sinergici e collaborativi.
Il caso studio della provincia di Lecce deve diventare una storia di successo e ciò è possibile se riusciamo a mettere in atto un sistema di interazione che faccia sentire tutti parte integrante del processo. Quindi non solo la ricerca, non solo il servizio fitosanitario; tutti siamo chiamati a dare il nostro contributo e a operare per la soluzione del problema.