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Bankitalia: La Puglia arranca ma non perde la speranza

Nel 2013 persi 81.000 posti di lavoro. Per le donne il tasso di disoccupazione aumenta

Pubblicato in Sviluppo Lavoro Sviluppo e Lavoro il 17/06/2014 da Redazione
In piena fase di “transizione”, l'economia pugliese cerca di avere la meglio sul dato negativo registrato nel 2013 con la "riduzione del 2,4% del valore aggiunto in regione (-2,6% nel 2012) e dell’1% del fatturato delle imprese (-2% nel 2012)". Il dato positivo però, è che c’è fiducia e speranza nelle “prospettive future”. Questo emerge dal rapporto annuale della Banca d’Italia sulla economia della Puglia, presentato a Bari alla presenza, tra gli altri, del responsabile della filiale pugliese, Giorgio Salvo.
Secondo i dati dello studio, le imprese pugliesi lo scorso anno hanno "contratto gli investimenti del 18%", riducendo anche l'utilizzo dei propri impianti "dal 71 al 67 per cento". L'export è senza dubbio "la chiave" utile per uscire dalla crisi e, anche se nel 2013 il valore è stato inferiore del 10,4% rispetto al 2012, tra il primo e il quarto trimestre dello scorso anno le esportazioni sono cresciute del 23%". Inoltre, il 45% delle oltre 300 imprese con almeno 20 addetti, all’attenzione dello studio di Bankitalia, ha confermato che "nei prossimi tre anni intende espandersi all’estero". Scende pure il valore della produzione delle imprese di costruzioni, che segna un -5% determinando un calo del 6,8% del valore aggiunto del settore.
Di questa "debolezza del ciclo economico" ha risentito molto "il mercato del lavoro" e in Puglia il "tasso di disoccupazione è salito al 19,8%", con una riduzione del numero degli occupati di "81mila unità (-6,6%), ovvero più della media nazionale e delle altre regioni meridionali". Rilevante, purtroppo, il dato femminile. Le donne occupate nel 2013 sono diminuite del 5,7% rispetto al 2012". Anche i giovani ne hanno fatto le spese e particolarmente quelli con titolo di studio elevato". Il tasso di disoccupazione "tra i 15 e i 34 anni ha raggiunto il 33,7%, e il 27,5% degli occupati in questa fascia d’età ha forme di lavoro flessibili".
I dati positivi invece, riguardano due settori, quelli del turismo e dell’agroalimentare- Il primo è cresciuto del +0,5% nel 2013, il secondo del + 2,4%.
Per le famiglie pugliesi infine, le note sono ancora dolenti. Hanno ridotto ulteriormente la spesa per i beni durevoli dell’8,1%.