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No Petrolio in Adriatico, Introna: 'Non siamo più soli'

Il Presidente del Consiglio Regionale pugliese sulla risoluzione approvata da 28 deputati dell'ottava e decima Commissione della Camera

Pubblicato in Sviluppo Ambiente il 13/08/2014 da Redazione
Da due anni la Puglia è alla testa del movimento NO petrolio in Adriatico e Ionio e finalmente la battaglia contro gli idrocarburi approda in Parlamento. “Non siamo più soli”, dichiara il presidente del Consiglio regionale, Onofrio Introna alla notizia della risoluzione approvata da ventotto deputati delle commissioni ottava e decima della Camera su iniziativa dell’on. Dario Ginefra. “Regione, Comuni, Associazioni e cittadini hanno ora al loro fianco i rappresentanti di Montecitorio, che con il documento inviato al Governo Renzi si uniscono alla campagna a difesa delle nostre acque”.
È l’occasione, secondo Introna, per ribadire l’ennesimo NO categorico al miraggio dell’oro nero sul fondo dei mari. “Apprezzo l’iniziativa dei deputati, esprimo riconoscenza per il loro intervento e rilancio ogni argomentazione della dichiarazione sottoscritta dai ventotto onorevoli, che riprende tutti gli argomenti sostenuti dal movimento istituzionale e civile negli ultimi anni”.
Non da oggi la Puglia rimarca la sua opposizione senza cedimenti ad ogni forma di sfruttamento dell’Adriatico e dello Ionio. Le due commissioni parlamentari si associano alla richiesta al Governo nazionale di promuovere norme comuni dell’Unione Europea, che vietino la ricerca e il prelievo di idrocarburi in tutti i mari continentali. “È quella che l’intero Consiglio regionale ha avanzato più volte con pronunciamenti unitari e che può trovare concreta applicazione nel semestre europeo a guida italiana”, fa notare il presidente Introna.
Quanto alle autorizzazioni già concesse, “il permesso andrebbe certamente condizionato alla presentazione da parte della società concessionarie di un progetto relativo alla messa in sicurezza di mare, coste, pesca ed economia turistica da qualsiasi sversamento, inquinamento o incidente”.
Solo in via del tutto subordinata e sempre che il Governo nazionale riesca a dimostrare l’interesse strategico del Paese all’estrazione di petrolio dai mari, si potrebbe accedere a un dialogo, ma sempre privilegiando il diritto dei territori ad un ambiente sano e con l’esclusione di qualsiasi ipotesi che possa mettere a rischio zone marine di pregio, come il parco marino delle Tremiti.
“Non è poi questione di royalties, 4 per cento, 10 o anche 50 per cento, semmai la domanda è un’altra. Se c’è questa convenienza ad estrarre petrolio dai mari che sostiene il Governo Renzi, perché accedere a richieste di aziende internazionali? Se nei fondali del basso Adriatico e dello Ionio c’è una fortuna nascosta, che venga sfruttata nell’interesse esclusivo dell’Italia. Si facciano avanti società tricolori e teniamolo tutto per noi questo tesoro, perché arricchire società straniere. Tutti i profitti sono dalla parte loro e tutti i rischi a carico del territorio?”.
Per i bilanci delle multinazionali le trivelle sono una risorsa, per i territori restano un’arma puntata contro i litorali. “Sarà difficile convincerci che il petrolio nei mari fa davvero al nostro caso nostro, noi preferiamo gli straordinari prodotti della pesca e le acque trasparenti delle spiagge più gradite ad italiani e stranieri, come quelle pugliesi”, conclude Introna. (fel)