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Confindustria Puglia e le nuove prospettive d'innovazione e di sviluppo

L'analisi del Presidente Domenico Favuzzi e dell'economista Federico Pirro

Pubblicato in Sviluppo il 05/07/2014 da Ilaria Milella
Sono venti i punti all’ordine del giorno stabiliti da Confindustria per il rilancio delle imprese e del territorio pugliese sintetizzati in quattro macro aree tematiche che abbracciano: l’innovazione e sviluppo delle aziende pugliesi la finanza intesa quale luogo dove realizzare collaborazione tra banche e società, l’esigenza di internazionalizzazione, e la formazione qualificata di capitale umano. Questi sono stati esposti agli rappresentanti della stampa presso la sede di Via Tridente durante la conferenza stampa tenuta da Domenico Favuzzi, Presidente di Confindustria Puglia, e dal Professor Federico Pirro, docente dell’Università di Bari.
Fare attività che favorisca l’innovazione significa, per Favuzzi, proporre modelli sempre più avanzati e competitivi di fabbrica, fondamentale il rilancio del settore manifatturiero, il cui PIL nel mezzogiorno corrisponde all’11%, ben al di sotto della stima europea che si aggira attorno al 20%. Nel decennio 2001 – 2011 la percentuale degli addetti è calata dal 18% al 17%, pur rimanendo superiore alla media del Mezzogiorno pari al 16%. Questo sarà possibile tramite la realizzazione di nuove Reti d’Impresa che promuovano anche attività di monitoraggio reciproco tra aziende, e la promozione del Match Making, ovverosia l’intensificazione di collaborazioni con il mondo universitario della ricerca scientifica e di organismi quali il CNR, il CETMA o l’ENEA; nel sistema globalizzato dell’economia mondiale tornano ad avere un ruolo centrale i sistemi e le risorse territoriali. L’incremento di nuove strategie finanziarie prevede il rafforzamento patrimoniale e di strumenti di garanzia e di accesso al credito da parte delle Istituzioni Pubbliche. Le aziende Italiane, e maggiormente quelle meridionali, vivono una situazione difficoltosa a causa della negativa classificazione del debito pubblico nazionale. È dovere delle amministrazioni supportare le aziende sviluppando sistemi alternativi di credito e delle facilitazioni per quelli già esistenti. Anche l’Internazionalizzazione è obbiettivo primario per Confindustria, ottenibile tramite il rilancio delle piccole e medie imprese da perseguire sui nuovi mercati e avviando azioni di sistema con le istituzioni pubbliche per diffondere best pratices di aziende leader mondiali. Infine la formazione di capitale umano qualificato e il l’impiego della forza lavoro giovanile è favoribile facilitando un sistema integrato di partenariato sociale i cui soggetti privilegiati sono il mondo universitario, la scuola secondaria e tutte quelle istituzioni che lavorano per realizzare attività di stage e tirocinio, sono questi gli strumenti identificabili quali strumenti ideali per la collocazione della nuova forza lavoro pugliese, oltre ai giovani particolare attenzione sarà rivolta verso l’occupazione femminile.
Nel 2011 il valore aggiunto del settore industriale è stato di 13,7 miliardi di euro, collocando così la Puglia al settimo posto fra le regioni più produttive in Italia dopo la Lombardia, il Veneto, l’Emilia, il Piemonte, il Lazio e la Toscana, superando di poco il valore produttivo della Campania. Nel 2012 la percentuale è stata pari al 21,2%, composta da un 7,7% del settore delle costruzioni e un 13,5% dell’industria in senso stretto. La Puglia conserva un ruolo centrale all’interno del panorama industriale nazionale pur dopo la grave crisi del 2009 e la dura successiva fase recessiva. Secondo le stime di Confindustria la flessione del valore aggiunto dell’Industria in senso stretto nel 2012 è stato corrispondente all’1,5% dopo un aumento del 2,4% e dello 0,4% nel 2010 e 2011. La flessione è stata più contenuta di quella del settore agricolo e dei servizi. La Piccola e Media Impresa pugliese è vicina nei sistemi alla Grande e Medio Grande Impresa presente sul territorio, pur rappresentando la maggioranza delle unità locali e degli occupati. L’incidenza degli addetti nella Grande Impresa in Puglia è superiore di quello Nazionale e nel Meridione, sul territorio sono presenti 80 siti di cui molti rappresentati dai grandi gruppi esteri. Secondo Confindustria, durante la fase recessiva che ha colpito l’Industria regionale dall’ultimo trimestre del 2008 non è stato intaccato lo stock di capitale fisso industriale, la cui struttura non ha subito lesioni competitive gravi. Il triennio 2010-2012 è stato caratterizzato dal recupero con incrementi per singolo anno della flessione del 2009 superando nel 2012 il livello massimo di vendite all’estero, toccato in Puglia nel 2008, per dei valori pari a 8.8 miliardi di euro e un tasso medio annuo del 4,1% a fronte della media del 2,3% nel Meridione e dell’ 1,3% a livello Nazionale. Nel 2013 i valori dell’export pugliese hanno subito un calo del 10,4% rispetto all’anno precedente, valore ascrivibile alla caduta delle produzione pari a 2 milioni di tonnellate di prodotti in metallo generatasi dalla temporanea chiusura dell’Ilva che, come valore a se, aveva rappresentato nel 2012 il 16% di tutto l’export regionale. Le provincie in cui questa flessione è stata più consistente sono state quelle di Taranto (-48,9%), Brindisi(-10,6%), e Lecce(-8,6%); sono stati registrati invece dei valori in crescita nelle provincie di Bari (10,8%), BAT (8,6%) e Foggia(0,3%). Il primo trimestre del 2014 ha registrato un aumento dell’export regionale pari al 18,1%.
“La Puglia rimane uno dei sistemi industriali in Italia fra i più importanti, ed è tale anche a livello Europeo- Dichiara il presidente di Confindustria Puglia Domenico Favuzzi- dalle stime viene confermato la forza trainante del sistema industriale regionale che non oscura le situazioni ancora presenti di crisi nel nostro territorio. Confindustria cercherà di sollecitare la consapevolezza dei cittadini pugliesi e delle Istituzioni nei confronti della rilevanza che il settore industriale regionale pugliese possiede“.