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Cgil, il lavoro si fa strada: mille assemblee in Puglia per rilanciare l'azione rivendicativa su lavoro, sviluppo e diritti

Una campagna di ascolto e informazione sui luoghi di lavoro e nei territori per incontrare i lavoratori e i pensionati pugliesi

Pubblicato in Sviluppo e Lavoro il 29/07/2019 da Redazione

Circa mille assemblee in Puglia da qui a ottobre, nei luoghi di lavoro e nei territori, per incontrare migliaia di iscritti e cittadini. Si chiama ““Il lavoro si fa strada” la campagna straordinaria lanciata dalla Cgil nazionale, di ascolto e informazione sui luoghi di lavoro e nei territori per incontrare chi lavora, i pensionati, chi un lavoro non ce l’ha, i giovani. Campagna che incrocia sia un’analoga scelta deliberata dalla Cgil pugliese di avviare un confronto sui posti di lavoro, nelle piazze, nelle leghe, che il programma dello Spi Pugliese già avviato con il progetto “Carosello”. 

Un’assemblea si terrà domani martedì 30 luglio, presso il Centro Meccanizzato Postale nella Zona Industriale di Bari, aperta ai giornalisti per fare il punto sulla campagna e approfondire le proposte della Cgil.

Ma le assemblee hanno già preso il via: oggi a Lecce presso la Provincia, dove hanno partecipato il segretario generale della Cgil Lecce, Valentina Fragassi, io coordinatore provinciale del Nidil Cgil Lecce, Sabina Tondo, il segretario provinciale della Fp Cgil Lecce, Paolo Taurino. Nei giorni scorsi si sono tenute presso la Granarolo di Bari, le Ferrovie Sud Est, le Ferrovie dello Stato, l’Ospedale Fazzi di Lecce, la Dussman di Lecce, Nardò, Tricase e Casarano, la sede di Conversano dell’Agenzia regionale per le attività irrigue e forestali, il Cnr di Bari, il Tribunale dei Minori di Bari, l’azienda del trasporto locale Amtab di Bari, l’Inail di Bari, il Ministero della Difesa. Il calendario delle assemblee prosegue fino al 9 del mese prossimo e si interrompe solo per la settimana di ferragosto.

“La Cgil non è presente solo nelle sue sedi e con il sistema dei servizi, ma va incontro alle persone, alle loro difficoltà, ai loro bisogni, consapevole della lunga fase recessiva che ha impoverito i redditi da lavoro e le pensioni, ha precarizzato il lavoro, ha aggravato la condizione dei giovani e delle donne, ha visto crescere il divario tra Nord e Sud del Paese”, spiega Pino Gesmundo, segretario generale della Cgil Puglia. “Il lavoro si fa strada allora vuole essere un percorso di partecipazione e condivisione, di quelle che sono le difficoltà che vive il Paese, ma anche delle proposte che sono in campo da parte del sindacato. Vogliamo rilanciare le nostre piattaforme rivendicative – dalla Carta dei diritti universali al Piano del Lavoro a Laboratorio Sud per lo sviluppo del Mezzogiorno – per costruire assieme, a partire proprio dai territori e dai luoghi di lavoro, una contrattazione sociale inclusiva, capace di estendere e coniugare diritti del lavoro e diritti di cittadinanza”.

La Cgil Puglia ha preparato un documento che sintetizza l’analisi della situazione e le nostre proposte, diviso per 11 capitoli: lavoro, diritti, sviluppo, ambiente, welfare, fisco, mezzogiorno, autonomia rafforzata, istruzione e conoscenza, pensioni, immigrazione.

“Siamo preoccupati per i provvedimenti di questo Governo che dal Mezzogiorno al lavoro, dalle infrastrutture al sociale, non sta dando le risposte che servono. Si fa cassa sulle pensioni, si premiano i furbi con i condoni, si pensa a una flat tax che premia i redditi più alti, si tolgono risorse al Sud. E c’è la grande incognita del progetto di autonomia rafforzata per Veneto, Lombardia ed Emilia, che andrebbe a infliggere un altro colpo alle regioni del Mezzogiorno in termini di redistribuzione delle risorse”, spiega Gesmundo.

 

In Puglia i numeri parlano di ripresa, “ma quel che registriamo noi dice altro. Il lavoro che si trova è precario, instabile, povero, intermittente. Si guardano i dati quantitativi e non quelli qualitativi della composizione del lavoro. Prevalgono rapporto precari e part time. Solo nei primi cinque mesi del 2019 in Puglia sono state presentate 44mila domande Naspi, quello che era il vecchio sussidio di disoccupazione. Quindi lavoratori che vivono con un indennizzo mediamente basso. Ci sono 17mila nuclei familiari che percepivano il Rei, per 53mila persone coinvolte. C’è una cassa integrazione che nel primo semestre dell’anno è aumentata del 32%. Si moltiplicano i tavoli di crisi. La disoccupazione giovanile è al 50% e ci pone tra le ultime regioni dell’Europa. Non vediamo spiragli di crescita, non vediamo quell’inversione di tendenza necessaria non solo per superare la crisi ma rilanciare l’economia e l’occupazione. Di questo vogliamo parlare con le persone, andando dove lavorano e dove vivono”.

 

 



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