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Prima conferenza regionale per la famiglia, Loizzo: 'Serve una visione avanzata, laica e solidale'

L'intervento del presidente del consiglio regionale pugliese

Pubblicato in Sviluppo e Lavoro il 22/11/2018 da Redazione

“In Italia manca una adeguata politica per la famiglia, in quanto i provvedimenti adottati, hanno avuto quasi sempre il carattere della episodicità e della inconsistenza, e spesso della strumentalizzazione elettorale, così come confermano le numerose leggi e leggine prodotte in questi anni.  Ed è stata proprio la mancanza di interventi organici e coerenti, che ha contribuito a perpetuare una visione tradizionale della famiglia, decisamente superata dalle profonde modificazioni sociali e culturali intervenute in questi anni.   Oggi infatti, “l’universo famigliare” va considerato sempre più come una “costellazione di famiglie”, diverse nella struttura, nella tipologia, nelle relazioni affettive e persino nella composizione formale”. Così Mario Loizzo, presidente del consiglio regionale pugliese, durante il suo intervento alla prima conferenza regionale della famiglia.

 

“Sono le statistiche a confermare l’importanza e la profondità di questi cambiamenti in atto, e ciò dovrebbe indurre la cultura tradizionalista, a superare la visione della struttura famigliare intesa come immutabile ed immutata nel tempo;  gli stessi studi antropologici, ci aiutano a liberarci di una tale visione anacronistica e ci segnalano che nell’attuale contesto sociale, inizia a prevalere un atteggiamento più rispettoso della cultura della differenza, che sa riconoscere e rispettare la diversità dei modi con cui le persone organizzano la propria vita affettiva e famigliare.  Occorre pertanto impegnarsi con più determinazione non solo per il reperimento delle risorse finanziarie necessarie, ma anche per la valorizzazione del ruolo dei soggetti sia pubblici che privati e per la diversificazione ed implementazione dei servizi.

 

In Italia solo il 3,8% della spesa sociale è destinato alla famiglia e la maggior parte delle risorse a livello nazionale, viene destinata all’area del disagio, alle emergenze e alle esigenze assistenziali dei singoli più che al nucleo familiare vero e proprio. In altre parole, gli interventi sinora realizzati hanno riguardato prevalentemente i singoli individui, più che a puntare alla cura del benessere della famiglia nelle sue molteplici articolazioni sociali e relazionali”.

 

“Nel nostro Paese, a differenza di altri Paesi europei, solo recentemente si è iniziato a parlare della necessità di una politica familiare non più e non solo concentrata sull’assistenza sociale che, anche se rappresenta un sostegno concreto ai bisogni delle famiglie, non ha la capacità di “prevenirne” la crisi, per cui riduce i nuclei assistiti, al rango di semplici consumatori di servizi sociali. Indubbiamente, in una Europa che a stento riesce a mantenere ancora standard accettabili di welfare, sconosciuto in molti grandi Paesi del mondo, i problemi della famiglia, vengono affrontati con differenti modalità e sensibilità culturali e sociali.  Ma per quanto riguarda, l’Italia, dobbiamo sapere che la priorità assoluta da mettere in campo, è quella di creare una nuova e buona occupazione giovanile, insieme a politiche fiscali più adeguate. Solo in questo modo, sarà possibile affrontare il problema della bassa natalità, sostenendo le giovani coppie desiderose di avere figli, migliorando il fondamentale sistema dei congedi e dei servizi, ed implementando la costruzione di asili nido, che in Italia vedono il rapporto tra domanda e offerta, fermo al 29%. E a maggior ragione, questo dobbiamo poterlo fare nel nostro Mezzogiorno, dove permangono gravi ritardi, perché, ad eccezione dell’Emilia-Romagna e dell’Umbria, le Regioni che superano la media nazionale di copertura territoriale dei servizi per la prima infanzia (che comunque si ferma a un impietoso 14%) sono tutte al Nord.   Bene ha fatto perciò il Consiglio regionale pugliese, ad impegnare la Giunta a predisporre il Piano regionale della famiglia. Ed altrettanto efficace appare la scelta del Governo regionale, di avviare una discussione partecipata e plurale, favorendo il confronto tra le numerose realtà qualificate del settore, dell’associazionismo e del partenariato economico sociale”.

 

“Sono convinto – conclude Loizzo - che l’intreccio tra il modello partecipativo, la determinazione politica, la pluralità e la ricchezza delle varie opzioni, consentirà alla nostra Puglia di raggiungere nuovi traguardi anche nel campo delle politiche familiari, nel solco di una visione avanzata, laica e solidale che da anni la caratterizza”.