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Trasporti, Fondazione 'L'isola che non c'è' incontra l'Ad di Italo: 'Pronti a investire sulla dorsale adriatica'

Un incontro durato oltre un’ora, nel corso del quale l’Ad ha anche assicurato che a partire da dicembre l’azienda porterà a tre coppie di treni l’offerta sulla linea Bari-Roma

Pubblicato in Sviluppo e Lavoro il 21/07/2021 da Redazione

La promessa dell’Ad di Italo-Ntv (la seconda più importante impresa ferroviaria AV italiana con 1500 addetti, 50 treni e oltre 700 mln di fatturato), Gianbattista La Rocca, di “avviare da subito uno studio per accrescere l’offerta del servizio ferroviario lungo la dorsale Adriatica” è il più importante risultato raggiunto oggi dalla delegazione della Fondazione “L’isola che non c’è”, composta dal presidente nazionale dell’Ordine dei medici, Filippo Anelli, dal Presidente della Università Lum, Emanuele Degennaro, e dal presidente onorario della Fondazione, il giornalista Franco Giuliano.

Un incontro durato oltre un’ora, nel corso del quale l’Ad ha anche assicurato che a partire da dicembre l’azienda porterà a tre coppie di treni l’offerta sulla linea Bari-Roma.

La disponibilità di Italo ad investire sulle linee del Mezzogiorno e in particolare sulla tratta Bologna-Lecce è l’obiettivo condiviso con la Fondazione che da anni porta avanti una battaglia per lo sviluppo dell’Alta Velocità.

Alla proposta lanciata dal presidente della Lum, Degennaro, di “coinvolgere la Regione Puglia per finanziare lo sviluppo ferroviario così come è avvenuto nel settore del traffico aereo negli anni scorsi, l’amministratore delegato ha risposto che “la scelta sarà indipendente da questa ipotesi” essendo “Italo una azienda a mercato che guarda soprattutto i flussi di traffico”.  Puntualizzando di “non avere mai chiesto contributi per effettuare servizi commerciali”, così come invece avviene con altre aziende del settore.

Entro la fine di settembre, al massimo entro i primi di ottobre, gli uffici dell'Azienda concluderanno l’indagine per “uno sviluppo della linea Adriatica” che verrà presentata nel corso di un incontro tecnico a Bari, organizzato dalla Lum, al quale potrebbero partecipare i vertici della Regione e le autorità che aderiscono alla Fondazione.

Un passo importante lungo il percorso intrapreso dalla Fondazione che mira in questo momento ad un incremento del servizio su una tratta (quella da Milano a Lecce) attualmente “quasi esclusivamente servita da Trenitalia”.

Nella proposta della Fondazione infatti si fa riferimento al fatto che “sulle linee ferroviarie tradizionali, e in particolare sulla dorsale Adriatica:

1. come evidenziato da studi trasportistici, le tariffe reali (costo biglietto al km) risultano spesso più elevate rispetto alle tratte servite dall’Alta Velocità, considerata l’assenza di concorrenza, la minore offerta e quindi la scarsa disponibilità di sconti e riduzioni nell’arco della giornata;

2. la velocità commerciale media dei treni a lunga percorrenza Lecce-Bari-Milano è di circa 115 km/h;

3. la qualità del materiale rotabile utilizzato lascia spesso a desiderare.

Per questo si chiede al Governo che, in attesa del completamento dei progetti di velocizzazione e della realizzazione dell’Alta Velocità sulla linea Adriatica (Lecce-Bologna), adotti - come è stato proposto lo scorso anno da alcuni parlamentari campani e lucani per i treni Frecciarossa e Italo che proseguono a sud di Salerno, ad esempio fino a Reggio Calabria - un provvedimento per ridurre o eliminare anche sulla dorsale Adriatica il pedaggio che le Imprese Ferroviarie pagano a RFI, limitatamente ai treni realmente veloci che percorrano l’AV Torino-Milano-Bologna e proseguano sulla direttrice Adriatica fino a Bari e Lecce.

Questo consentirebbe maggiore concorrenza sul mercato in quanto creerebbe le condizioni affinché Trenitalia possa aumentare da subito il numero dei Frecciarossa da e per la Puglia, e Ntv-Italo (a fronte di un risparmio consistente sul pedaggio) possa avviare collegamenti che percorrano la linea AV Torino-Milano-Bologna e raggiungano Bari e Lecce, con poche fermate intermedie e tempi di percorrenza ridotti al minimo:

- Milano-Bari in circa 6 ore e 30 minuti;

- Milano-Foggia in circa 5 ore e 30 minuti;

- Milano-Termoli in circa 4 ore e 45 minuti;

- Milano-Pescara in circa 4 ore.

Si tratterebbe di un concreto intervento perequativo nei confronti dei territori del centro-sud e dell’area adriatica, dove è mancata la realizzazione dell’infrastruttura AV, che eviterebbe inoltre l’asimmetria della misura di riduzione del pedaggio proposta a livello politico solo per la tratta a sud di Salerno.

Non sta a noi suggerire eventuali soluzioni per giungere a questo risultato. Pensiamo però che si potrebbe - per esempio - reperire i fondi necessari incrementando il pedaggio sulle tratte AV più remunerative, sulle quali negli ultimi anni si è registrato un incremento enorme del numero di collegamenti venendosi a creare una grave sproporzione di servizi rispetto agli altri territori (si ricorda fra l’altro che nel 2008 i treni ETR 500, oggi Frecciarossa, furono tolti alla Puglia, tratte Lecce-Milano e Lecce-Torino, per essere trasferiti sulle linee più redditizie del Paese”.

La presenza del presidente Anelli è servita all’Ad di Italo per spiegare i problemi che in questo momento affrontano le aziende ferroviarie e quelli che sono stati gli investimenti per garantire la sicurezza dei passeggeri a bordo dei propri treni, sui quali non si è mai registrato alcun cluster.

La mobilità resta dunque uno dei fattori più importanti per la crescita dei territori.

Aprire al mercato, ridurre il pedaggio e redigere un progetto di fattibilità per l'Alta Velocità sull'Adriatica (commissionato a Rfi che lo presenterà entro la fine di questo mese, come promesso dalla viceministro Bellanova) restano gli obiettivi primari di questa battaglia, sostenuta da oltre 250 personalità che aderiscono alla Fondazione. Tra i quali, appunto, lo stesso Ad di Italo. Che, ha sottolineato, ne condivide il percorso e gli obiettivi.



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