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A Bari nessuno è straniero

L’esempio dell’istituto comprensivo San Giovanni-Melo da Bari. Nostra intervista al neo dirigente Gerardo Marchitelli

Pubblicato in Sviluppo e Lavoro il 17/10/2018 da Alessandra Rizzi
Gerardo Marchitelli, preside dell'Istituto comprensivo San Giovanni-Melo da Bari

Non si placa la polemica nei confronti del Comune di Lodi che con un’ordinanza ha escluso dalla mensa scolastica tutti i bambini stranieri i cui genitori non presentano un documento, rilasciato nei loro paesi di origine e relativo alla situazione economica familiare, che darebbe quindi diritto a usufruire del servizio a tariffa ridotta. Un adempimento burocratico impossibile e che di fatto ha determinato una discriminazione nei confronti dei bambini stranieri, esclusi dal servizio mensa.

“Trattare i bambini in maniera differente a seconda della nazionalità, escludere gli stranieri dalla mensa per un mero adempimento burocratico impossibile per altro da assolvere è un atto di un’ingiustizia inaudita”- dichiara l’assessore alle politiche educative e giovanili del Comune Paola Romano. “Nelle nostre strutture ci sono 1700 bambini che usufruiscono della mensa senza pagarla. Poco importa se siano italiani o stranieri. Noi trattiamo tutti alla stessa maniera. La mensa poi è un momento di gioco e socializzazione. Un momento altamente educativo che tutti devono avere il diritto di vivere. Non si può scaricare sui bambini una regolamentazione che in qualche maniera li segnerà per sempre.”

Di questa vicenda ne abbiamo parlato con Gerardo Marchitelli, fresco di nomina a Dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo San Giovanni Bosco- Melo dove sono circa 70 gli alunni stranieri provenienti da Bangledesh, Pakistan, Algeria, Marocco, Tunisia, Iraq, Georgia, India, Albania. Una straordinaria ricchezza, a sentir lui.

 

Preside Marchitelli, da pochi mesi l’organizzazione e il coordinamento delle attività scolastiche dell’Istituto comprensivo San Giovanni Bosco-Melo da Bari sono affidate a Lei. Come è stato l’inizio in una scuola, se non di frontiera, ma comunque di un quartiere considerato difficile?

Il primo giorno di servizio sono uscito di casa prestissimo e avvicinandomi alla mia nuova scuola, mi son fermato in un bar e mi son seduto all’unico tavolo presente su cui vi era un giornale ormai scolorito dall’uso. Mi guardavo intorno. Era una bella giornata di sole ma non riuscivo a cogliere i suoi colori. Il timore di non essere all’altezza del compito datomi mi ha assalito, ma non riuscivo a comprendere il senso del mio stato d’animo. Ho ripercorso in pochi minuti tutta la mia vita, costellata da grandi sacrifici, in cui i vuoti e la solitudine la facevano da padrone. Ero solo e mi mancava tutto, anche soltanto la voce dei miei cari. Infine strade lontane da casa hanno sentito il mio cuore e i miei battiti in cerca di un sorriso. HO iniziato a girare il cucchiaino nel caffè senza aver versato neanche lo zucchero. Ero avvolto da pensieri che avevano spento ogni gioia di esserci. Era giunto il momento di andare e avvicinandomi alla mia nuova scuola vedevo sullo sfondo la chiesa del Redentore, cercavo ancora forza, fissavo la facciata della chiesa in cerca di aiuto. È bastato vedere i ragazzi giocare sull’altalena adiacente la scuola e ho varcato speditamente il portone della scuola: avevo fretta di essere al loro fianco e cercare di moltiplicare le loro occasioni di vita. L’unica frontiera presente in questo quartiere era il mio pregiudizio. Nei miei corridoi germogliano tra gli alunni, consapevolmente o meno, le azioni e i semi più belli di forme di umanità. Questa scuola mi ha conquistato. Ringrazio di cuore il Direttore generale, la dott.ssa Anna Cammellieri, per avermi dato la possibilità di vivere questo paradiso.

Ci può dare qualche dato sulla popolazione scolastica, sulla sua composizione e sugli equilibri presenti?

Nei corridoi e nelle aule della mia scuola vi sono cuori che parlano, si fanno cenni, si sfiorano, si scambiano amicizia e affetto mentre le loro vite non si sono ancora presentate le une alle altre. Siamo tutti stranieri. I bambini non hanno barriere, non conoscono frontiere o confini, nei giochi e nella relazione, si abbracciano senza avvisare l’altro. La diversità è il nostro equilibrio, lo straniero non rappresenta un problema, al contrario è la ricchezza più bella che abbiamo. L’unica cosa difficile in questo quartiere è fare a meno del meraviglioso mondo presente tra i banchi.

 

 

In questi giorni infervora la polemica sulla decisione della sindaca di Lodi di escludere dalla mensa scolastica i bambini stranieri salvo presentazione di un documento rilasciato dai Paesi d’origine relativo alla situazione economica dei genitori. Cosa pressoché impossibile e che di fatto ha determinato l’allontanamento di alcuni bambini da un servizio che dovrebbe essere garantito a tutti. Un episodio di razzismo molto grave che pone questioni umane, educative e formative. Lei cosa ne pensa?

Siamo noi i veri poveri. Abbiamo un pasto garantito sul nostro tavolo ma non è questo che renderà bello il nostro cuore. Ci sono bambini che appartengono a famiglie agiate e bambini poveri che sono ricchi. Quando si vuol bene l’altro da sé, la meraviglia della vita ti attraversa. Non parlo di carità ma di giustizia.

Cosa avrebbe fatto Lei se fosse stato uno dei presidi di Lodi e cosa può fare una scuola per infondere nelle nuove generazioni valori come il rispetto, l’accoglienza, la solidarietà?

Avrei coinvolto le famiglie con il pasto garantito comunicando che i loro figli stavano vivendo un esempio di malvagità inaccettabile e che mai la scuola poteva permettere o essere il luogo in cui consumare tanto orrore. Avrei obbligato le famiglie, al fine di educare anche l’ultimo cuore, a portare il pasto da casa costringendoli di fatto ad annullare l’iscrizione alla mensa scolastica. La ditta del servizio pasti sarebbe stata costretta ad andar via, il guadagno non era più garantito ma al contempo i miei alunni si sarebbero saziati di bellezza, solidarietà, giustizia e amore.

 

Quali misure intende promuovere nella scuola don Bosco per favorire l'integrazione e quale dovrebbe essere il supporto delle Istituzioni pubbliche locali e nazionali in questo momento a supporto di tali azioni/interventi?

Per i bambini diversamente abili o per i bambini con problemi comportamentali il Comune mette in campo gli educatori. E per gli stranieri? Non c’è nessuno. Ecco se i tanti giovani che studiano mediazione culturale avessero la possibilità di occuparsi dei bambini stranieri facilitandone l’integrazione sarebbe importante. In alcuni casi i bambini stranieri non capiscono bene l’italiano ma parlano tre lingue. Ecco, un aiuto in questo senso, sicuramente faciliterebbe il lavoro di tutti.