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Bari, 'Famiglie senza confini': iniziata l'esperienza di accoglienza in famiglia per sei giovanissimi migranti

A settembre al via il percorso di formazione per altre sedici famiglie interessate ad accogliere

Pubblicato in Sviluppo e Lavoro il 12/08/2019 da Redazione

Sono sei i minori stranieri non accompagnati o neo-maggiorenni accolti in famiglia nell’ambito del progetto “Famiglie senza confini”, avviato dall’assessorato al Welfare in collaborazione con il Tribunale per i minorenni, il garante regionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “Aldo Moro” per offrire a questi ragazzi, fuggiti dalle loro terre senza la guida dei genitori e in assenza di un tutore legale, la possibilità di vivere in un contesto familiare che possa aiutarli a guardare con maggior fiducia al futuro.

Le attività, dopo un’indagine accurata sulla metodologia da adottare, vista l’esiguità di esperienze simili sul territorio europeo, sono partite nell’autunno del 2018 prevedendo in fase di avvio una formazione ad hoc curata da due tecnici dell’assessorato al Welfare, un’assistente sociale e lo psicologo dell’ufficio Immigrazion della Coop Gea, con cinque incontri della durata di 2 ore ciascuno. A gennaio si sono tenuti i primi colloqui di conoscenza delle coppie e dei single interessati all’accoglienza, cui è seguita la visita a domicilio dei referenti del progetto. A febbraio, invece, si sono svolti gli incontri con i responsabili delle strutture di accoglienza dei giovani migranti per la presentazione del progetto e la raccolta successiva delle adesioni da parte dei ragazzi attraverso colloqui individuali. A seguire si è conclusa la fase di conoscenza del primo gruppo di sedici ragazzi, dei quali sei minorenni, cinque neomaggiorenni e quattro maggiorenni di età tra i 19 e i 20 anni

“Dopo mesi di lavoro e di incontri, di ascolto e di valutazione delle motivazioni, delle disponibilità e dei desideri delle persone coinvolte, sono partite le prime esperienza di accoglienza in famiglia di minori stranieri non accompagnati - commenta l’assessora al Welfare Francesca Bottalico -. Parliamo di giovanissimi, soprattutto ragazzi africani, che hanno dovuto affrontare in solitudine esperienze difficili, spesso traumatiche, durante la fuga o la migrazione e che hanno bisogno più che mai di riferimenti affettivi ed educativi anziché di strutture istituzionali per elaborare il dolore e riuscire ad andare avanti. Le famiglie che hanno scelto di accoglierli sono coppie, eterosessuali e omosessuali, e single fortemente motivati a intraprendere un percorso inevitabilmente  complesso ma ricco di amore e condivisione. Da qualche settimana le famiglie e i ragazzi, che hanno avuto modo di incontrarsi e di “scegliersi” nei mesi passati, hanno iniziato questa convivenza secondo un progetto personalizzato che ha tenuto conto dei tempi, dei bisogni e delle aspettative di ciascuno. Ogni esperienza sarà comunque seguita nei suoi sviluppi dall’equipe di progetto  attraverso incontri di individuali e congiunti con i ragazzi, le famiglie e gli operatori, e nell’ambito di gruppi di incontro dedicati a specifici temi per i quali è stato espresso un bisogno di approfondimento. Sono convinta che queste prime esperienze daranno coraggio a molte altre persone che credono che offrire una possibilità, aprire il proprio cuore e la propria casa a un ragazzo o una ragazza già segnati dal dolore possa essere un percorso di cura e di vita per tutti. Questo percorso, per il quale stiamo ricevendo richieste non solo dalla città di Bari ma da diversi luoghi in tutta Italia, si affianca all’esperienza di affido che da tanti anni portiamo avanti come città di Bari e che nasce dall’esperienza realizzata diversi anni fa con l’accoglienza in famiglia di giovani adulti migranti in stato di vulnerabilità. “Famiglie senza confini” è uno dei progetti sperimentali che abbiamo avviato in questi anni insieme ad una serie di programmi come i progetti Sprar, gli sportelli di orientamento socio-sanitario, le Case di comunità e la Casa delle culture, i progetti di avvio al lavoro, la Banca del tempo interculturale, le biblioteche interculturali e, ancora, l’inserimento di mediatori interculturali negli uffici e nei servizi del Welfare, perché crediamo sia importante offrire servizi e opportunità accessibili a tutti e a tutte, con l’obiettivo di una creare città il più possibile inclusiva, promuovendo servizi aperti che favoriscano incontro ed inclusione piuttosto che servizi esclusivi”.

Accanto alle sei esperienze già in corso ci sono altri tre nuclei o single che hanno completato il percorso di formazione ma hanno chiesto, per ragioni personali momentanee , di posticipare l’avvio dell’accoglienza.



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