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Smart working: comodità o fonte di stress?

Una società tecnologicamente stressata può mantenere elevata la sua produttività?

Pubblicato in Sviluppo e Lavoro il 12/05/2022 da Teresa Salerno

È un dato di fatto che il Covid-19 abbia cambiato le carte in tavola a numerosi lavoratori. Soltanto una minima parte di questi ultimi può davvero definirsi immune – si perdoni il gioco di parole – dai cambiamenti innescati dall’emergenza sanitaria. Di certo, una grande mano è stata fornita dalla tecnologia, che ha permesso di evitare una totale paralisi dell’economia e delle attività lavorative nel loro complesso. Ma a che prezzo?

 

L’ovvio riferimento va allo smart working, che se da un lato ha dato il via ad atteggiamenti al limite del burlesco (con riunioni affrontate in giacca, cravatta e pantaloni del pigiama), dall’altro ha riportato in auge concetti che ormai sembravano datati, quali quello di tecnostress. Con questa espressione, coniata nel 1984, si fa riferimento a quello stress innescato proprio dall’uso – eccessivo – di nuove tecnologie informatiche, con tutte le problematiche e le variabili a esse connesse.

 

Si prendano in considerazione fattori come:

·       l’eccessivo uso di apparecchiature informatiche e tecnologiche (con chiari riferimenti a tablet, smartphone e PC);


·       la velocità frenetica con cui si cerca di operare per mantenersi performanti e “al passo” con scadenze e obiettivi;


·      l’enorme mole di informazioni e dati da cui si è bombardati costantemente.

 

Da questo quadro emerge chiaramente come il pericolo di questo stress tecnologicamente indotto non sia soltanto tipico dei lavoratori in smart working nel senso più tradizionale del termine. 

 

Effetti del tecnostress Vs soluzioni 


La digitalizzazione della società contemporanea ha toccato ormai tutte le principali branche del lavoro e dell’economia, ne sono esempio gli operatori di call center per il mondo della pubblicità o del sostegno al cliente; i docenti che durante la pandemia hanno dimostrato che si può “insegnare” anche online; vi sono poi figure ricercatissime, magari anche sconosciute ai più, basti pensare che uno dei ruoli più richiesti nell’era moderna riguarda quelle attivitàlegate al gioco, ovvero quello degli sviluppatori di giochi di slot, che troviamo nelle varie piattaforme di gaming. Tutto questo consente di usufruire di servizi e di opportunità impensabili fino a solo un decennio fa. C’è però un’ombra. Un uso smodato della tecnologia si ripercuote sul corpo e sulla psiche.

 

Da una parte, l’eccessiva dipendenza da strumenti tecnologici – pur se giustificata dal nuovo assetto lavorativo – si è rivelata l’unico modo per avanzare lungo la strada del progresso. Dall’altra lo stress indotto dai ritmi e dai modelli comportamentali propri dell’informatica non può che innescare conseguenze anche gravi: dall’apatia alla depressione, passando per profondi sensi di frustrazione che possono anche sfociare in rabbia. Tendenza all’isolamento, con conseguente difficoltà a lavorare in squadra e un maggiore antagonismo sul luogo di lavoro, ritardi e amnesie, con logiche ripercussioni sull’agenda degli impegni e delle scadenze, sono soltanto alcune delle conseguenze più dirette dello stress da tecnologia che sta diffondendosi sempre più prepotentemente tra i lavoratori. 


La soluzione è una corretta educazione all’utilizzo delle risorse informatiche soprattutto nell’ambito del mondo del lavoro. La formazione aziendale deve mirare a fornire gli strumenti utili ai lavoratori per gestire al meglio le ore di smart working ed avere uno stile di vita equilibrato.




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