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'Quando lo Spazio educa', in Puglia nasceranno tre nuovi poli didattici per la prima e la primissima Infanzia

Pubblicato in Sviluppo e Lavoro il 12/02/2019 da Terry Marinuzzi

Presentato presso il Palazzo della Città Metropolitana di Bari il concorso di progettazione "Quando lo Spazio educa", lanciato dalla Regione Puglia per la creazione di tre nuovi poli didattici per la prima e la primissima Infanzia.

"L'uomo è per natura un animale destinato a vivere in Comunità"

Aristotele


Le riflessioni intorno alla vita dei più piccoli all'interno delle nostre Comunità rischiano di essere marginali; eppure sono proprio quelle che non possiamo continuare ad eludere se vogliamo ancorarci alla realtà e iniziare ad immaginarne un possibile futuro. 
Può essere rischioso, addirittura "antistorico", continuare a considerare il "problema dell' Educazione" come una faccenda che riguarderebbe soltanto il mondo degli "affetti familiari" e quello della "Scuola". Il dibattito intorno ai Luoghi e ai "modelli" educativi può e deve diventare dibattito "politico" poiché la crescita e lo sviluppo di tutte le bambine e di tutti i bambini "ci riguarda".

Ieri pomeriggio si è svolta presso la Sala Consiliare della Città Metropolitana di Bari (Ex Palazzo della Provincia) un'iniziativa pubblica a cura dell'Assessorato alla Formazione della Regione Puglia che ha coinvolto non soltanto Dirigenti Scolastici, Docenti ed Operatori della Scuola ma anche Architetti, Ingegneri, giovani professionisti per un confronto serio ed articolato intorno ai nuovi bisogni educativi, sociali, didattici dei nostri bambini e delle nostre Comunità scolastiche.

Il "pretesto" è stato la presentazione dei tre nuovi "Poli didattici 0-6 anni" che, a seguito dell'assegnazione dei fondi stanziati dal Ministero e assegnati dalla Regione Puglia, a seguito di relativo bando di gara, nasceranno nei prossimi anni nelle città di Altamura, Bari e Capurso.

L'Assessore Sebastiano Leo ha mostrato la sua soddisfazione per l'esito della procedura e per la qualità delle proposte pervenute auspicando allo stesso tempo una maggiore attenzione da parte di tutti i Comuni della regione in merito alle ulteriori risorse che si metteranno in campo nel prossimo futuro e ancor più ai processi partecipativi che saranno sempre più promossi per la definizione dei reali bisogni delle comunità di riferimento che verranno dotate di questi nuovi e delicatissimi  servizi.

Anche in quest'ottica si svolge la funzione di "INDIRE", L’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa del Ministero dell’Istruzione che fin dalla sua nascita (1925) "accompagna l’evoluzione del sistema scolastico italiano investendo in formazione e innovazione e sostenendo i processi di miglioramento della scuola non soltanto sperimentando l'utilizzo delle nuove tecnologie nei percorsi formativi e sviluppando nuovi modelli didattici, ma promuovendo soprattutto la ridefinizione del rapporto fra spazi e tempi dell’apprendimento e dell’insegnamento".

E per INDIRE è intervenuto Samuele Borri, Ingegnere elettronico e Dirigente tecnologo dell'Istituto dal 2009 ma soprattutto appassionato referente di "Architetture scolastiche", l'indirizzo di ricerca dell'Istituto che "approfondisce e analizza il rapporto fra spazi e tempi dell'apprendimento" (per ulteriori info: www.indire.it/progetto/architetture-scolastiche/).

Partendo dalla necessità di individuare nuove strutture per la primissima infanzia in applicazione della Legge 107/2015 ("Sistema integrato di educazione e di Istruzione dalla nascita fino ai 6 anni") che ha introdotto nel percorso scolastico un nuovo modello educativo che interessi il/la bambino/a dalle primissime settimane di vita, considerata non secondariamente la necessità di assicurare migliori livelli di conciliazione vita/lavoro per i genitori, Borri ha "sfidato" la platea portando la riflessione su temi molto delicati e allo stesso tempo pedagogicamente rilevanti.

Il rapporto fra progetto educativo e spazi, soprattutto nella primissima infanzia, deve alimentarsi attraverso un'autentica promozione della "Scuola dell'apprendere"; lo spazio che educa non è uno spazio che imprigiona ma è uno SPAZIO CHE LIBERA, che libera risorse come la creatività e la capacità di collaborare e che favorisce la sperimentazione quale pratica di cambiamento anche, a volte, delle condizioni stesse dell'apprendere.

Il contesto in cui si sviluppa l'attività didattica deve mettere sia i piccoli che i loro insegnanti nelle migliori condizioni per favorire la loro RELAZIONE affinché possa sempre generarsi un clima di fiducia che apra non solo all'ascolto ma all' "esperienza in comune".

Ecco allora che pratiche come "Scuola senza zaino" o "Atelier creativi" non vengono più viste come semplici sperimentazioni ma come veri e propri APPROCCI ad un "Essere Scuola" che non può limitarsi a "trasferire conoscenze" ma che deve "generare esperienze".

I modelli che sono stati portati ad esempio non sono stati solo quelli del Nord Europa (le scuole olandesi e danesi in maniera particolare) ma Borri ha illustrato talune "buone pratiche" ormai consolidate da decenni all'interno del "Sistema delle Scuole di Reggio Emilia" (sistema che "ha fatto Scuola"  in tutta Europa) dove per esempio la Mensa, fra le altre cose, non è un semplice "servizio" ma la "pratica del pasto condiviso" che genera desiderio di condivisione e senso di comunità.

Rispetto alle numerose sollecitazioni di Borri, Sivana Calaprice (Professore Ordinario - Dipartimento di Scienze della Formazione, Psicologia, Comunicazione dell'Università egli Studi di Bari) ha sottolineato come il corpo docente presente oggi in ogni ordine della Scuola italiana, raccolga quotidianamente queste istanze tentando, nonostante i limiti delle strutture scolastiche presenti sul territorio, di "destrutturare il contesto" cercando di promuovere una didattica che coinvolga ogni sfera del bambino/a e del ragazzo/a: la sfera emozionale-affettiva, quella cognitiva e relazionale.

Nella seconda parte dell'incontro Assessori e tecnici dei Comuni aggiudicatari (per Bari è intervenuta Paola Romano) hanno illustrato il progetto di massima di ciascun polo didattico ed in generale abbiamo trovato significativo il fatto che in tutti e tre i casi siano state individuate aree sprovviste di servizi per l'infanzia e spesso interessate da importante disagio sociale, culturale ed economico.

Riteniamo importante continuare ad approfondire questi temi e a seguire questi progetti che, se moltiplicati sul territorio, potrebbero davvero contribuire in maniera decisiva alla crescita culturale e sociale delle "nostre Comunità".

Se "gli edifici parlano la loro funzione" occorre allora favorire la rivoluzione di uno "Spazio che educa": da "spazio di" a "spazio per". Per ascoltare, presentare, elaborare, discutere, crescere.

 



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