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Bari: la rinascita di ONAF, l’officina dei cuori d’acciaio

La storia dell’Officina Nazionale Armamento Fonderia di Bari, azienda rilevata dal Gruppo FS nel 2016 e trasformata in polo industriale di qualità

Pubblicato in Sviluppo e Lavoro il 12/01/2021 da Redazione

Da azienda dal destino incerto a fabbrica d’eccellenza. In questi tempi sembra una favola, ma è quello che è successo a Bari per l’Officina Nazionale Armamento Fonderia (ONAF). Dopo anni di crisi, una storica fabbrica barese di manufatti in acciaio rischiava di chiudere i battenti portando con sé impoverimento del tessuto produttivo e disoccupazione, ma le cose sono andate diversamente. Nel 2016 l’azienda viene rilevata dal Gruppo FS, attraverso la sua controllata RFI, e trasformata in un’officina monoprodotto, specializzata nella produzione di cuori in acciaio fuso al manganese.

 

Da quel momento inizia una nuova realtà. Il Gruppo FS investe sull’azienda modernizzandola nei macchinari e sui lavoratori grazie a un poderoso piano di investimenti di 33 milioni di euro. Oggi ONAF  ha aumentato il numero dei dipendenti, dà lavoro direttamente a 116 persone e produce circa 1700 cuori l’anno.  Ne parliamo con Massimo Del Prete, responsabile delle Officine Nazionali Infrastruttura che ha contribuito alla rinascita dello stabilimento.

 

Cosa fa ONAF?

“ONAF produce cuori in acciaio ed è una fonderia di seconda fusione dove la materia prima utilizzata per produrre l’acciaio è il rottame ferroso che viene fuso in forni a 1600 gradi. Durante la fusione vengono aggiunte delle ferroleghe per conferire all’acciaio la composizione chimica richiesta per i cuori.”

 

Cos’è un cuore di acciaio fuso al manganese?

“E’ una parte essenziale dello scambio. Quando un treno sta percorrendo un binario e ha necessità di spostarsi su un altro binario deve passare sopra uno scambio. Lo scambio è un apparecchio del binario costituito da diversi componenti, il cuore in acciaio fuso al manganese è uno di questi.”  

 

Come nasce un cuore?

“Per realizzare un cuore ci vogliono circa due mesi. Nasce da uno stampo in cui viene colato dell’acciaio liquidoUna volta raffreddato, il pezzo viene avviato alle lavorazioni successive. Si inizia dal trattamento termico che conferisce al cuore le caratteristiche adatte a garantire il passaggio in sicurezza dei treni per poi passare alla finitura che elimina i difetti e le porzioni di metallo legate al sistema di colata. Infine, il cuore è avviato alle lavorazioni meccaniche per conseguire la geometria richiesta. Il cuore viene sottoposto a controlli continui. Al termine delle operazioni di collaudo viene redatta una dichiarazione di conformità e il pezzo è pronto per la spedizione.”

 

Quanto è grande un cuore di acciaio?

“Ci sono cuori lunghi circa cinque metri e altri più lunghi come quelli prodotti a Bari che sfiorano i venti metri. Esistono diverse tipologie di cuore: ad attacco diretto e indiretto, retti e curvi. Nell’officina di Bari ne produciamo sedici tipologie. Il numero dei pezzi ogni anno varia in base ai fabbisogni di Rete Ferroviaria Italiana a seconda delle esigenze della rete.”

 

Dove vengono spediti i cuori di acciaio prodotti a Bari?

“I nostri prodotti servono l’intera rete nazionale e hanno una doppia destinazione: alcuni vengono spediti all’Officina Nazionale Armamento di Pontassieve (FI) dove vengono stoccati e assemblati con altri componenti per la realizzazione degli scambi, altri vengono inviati direttamente sui territori per le attività di manutenzione lungo linea”.

 

Cosa ha spinto RFI a rilevare ONAF?

“L’idea dell’acquisizione è nata dall’esigenza di internalizzare un’attività nevralgica: quella dell’approvvigionamento di cuori per garantire il mantenimento in efficienza della rete ferroviaria. ONAF in qualità di fornitore interno al Gruppo FS garantisce l’efficienza del processo produttivo e prezzi d’acquisto da mercato dei cuori calmierati.”

 

Quale futuro per l’Officina dei cuori d’acciaio?

“L’Officina barese sta crescendo in termini di nuove assunzioni e di implementazione tecnologica con l’ammodernamento degli asset esistenti e l’acquisto di nuovi macchinari e attrezzature. E’ una realtà che si sta strutturando per rispondere a una domanda di cuori in acciaio fuso al manganese che auspichiamo possa essere sempre crescente.” Una storia vincente che vede la Puglia protagonista.

 



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