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Lo studio dell'Università di Bari: 'Stile di vita mediterraneo ideale per raggiungere obiettivi di sviluppo sostenibile'

La ricerca del Centro sostenibilità dell'ateneo barese pubblicata sulla prestigiosa rivista canadese “Journal of Sustainable Development”

Pubblicato in Sviluppo e Lavoro il 10/06/2019 da Redazione

Lo stile di vita mediterraneo rappresenta un valido strumento per il conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’agenda 2030”, il programma d’azione con 17 obiettivi globali e un totale di 169 target per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’Onu. L’importante e inedita riflessione arriva dal Centro per la Sostenibilità dell’Università degli Studi di Bari che ha pubblicato sul prestigioso “Journal of Sustainable Development” (JSD), la rivista internazionale del Canadian Center of Science and Education, - che si occupa di ricerche innovative teoriche e pratiche sui temi dell’ambiente, dell’economia e della società sostenibile - uno studio in cui dimostra che la dieta mediterranea, iscritta dall’Unesco nel 2010 nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità, non è solo un prototipo nutrizionale condiviso da numerosi popoli del bacino mediterraneo, ma abbraccia concetti più ampi e profondi che afferiscono ad un peculiare stile di vita, ad una specifica modalità di produzione e consumo del cibo e ad un determinato modo di concepire il rapporto tra l’uomo e l’ambiente. Dietro quella che ha prima vista può sembrare soltanto una dieta, si cela in realtà un vero e proprio modello alimentare mediterraneo che va oltre il semplice cibo e abbraccia valenze sostenibili: salutari e nutrizionali (in quanto è uno dei regimi alimentari più sani tra quelli conosciuti), ambientali (più limitato impatto sull'ambiente in confronto alle diete basate su un eccesso di grassi animali, rispetto dei principi di biodiversità, stagionalità e frugalità, riduzione delle produzione di rifiuti), di qualità e sicurezza alimentare (la qualità dei prodotti e tutela della sicurezza alimentare dei consumatori), sociali (consapevolezza alimentare, legame con il territorio, convivialità, identità, scambio tra i popoli del Mediterraneo), economiche (riduzione della spesa sanitaria nazionale, risparmio per i consumatori, valorizzazione delle imprese locali e dei territori).

In particolare il Mediterraneo, geograficamente e territorialmente, ha le caratteristiche per riportare in auge quelli che sono i prodotti del territorio (legumi, grani, ortaggi, frutta, pesce). Lo scopo è di incentivare questo tipo di alimentazione, diventato da sempre uno dei punti cardine per gli studi in biologia nei settori della nutrizione, della sicurezza alimentare e della tutela della biodiversità.

Ispirandosi a tale nozione sostenibile, olistica e sistemica di dieta mediterranea, il Centro per la Sostenibilità dell’Università degli Studi di Bari, ha individuato nell’educazione alla cultura alimentare sostenibile, nella ricerca scientifica, nella formazione e nella costruzione di reti partenariali ampie e comprensive, altrettanti strumenti di difesa di diritti primari dell’uomo, quali il diritto ad un’alimentazione, adeguata e sufficiente per tutti, ad una vita sana e felice, ad un ambiente integro e salubre, al rispetto e al godimento dei beni comuni e delle specifiche identità culturali e della biodiversità dei territori, alla produzione secondo principi di sostenibilità, dignità ed equità per tutte le persone coinvolte.

Affrontare e ridurre lo spreco di cibo è una delle sfide principali affrontate dell’Agenda 2030 attraverso l’Obiettivo 12 “Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo”. In merito a ciò, traguardi ambiziosi sono stati infatti fissati dall’ONU che comprendono tra l’altro l’attuazione di un quadro decennale di attività legate alla produzione e al consumo sostenibili, volti a ridurre, entro il 2030, le perdite alimentari lungo l’intera catena agroalimentare e soprattutto a dimezzare gli sprechi alimentari pro capite globali a livello di vendita al dettaglio e di consumo domestico (SDG 12.3).

“Riuscire a coniugare tradizione con tecnologia attraverso la multifunzionalità e diversificazione dell’agricoltura nella direzione della qualità dei prodotti, - affermano i ricercatori del Centro per la Sostenibilità - è una sfida del nostro millennio a vantaggio della qualità e sostenibilità della vita. L’agricoltura deve ritornare a confrontarsi con gli altri saperi, deve far dialogare tra loro l’aria e l’acqua, la terra e gli organismi viventi (vegetali ed animali), fondamenta del sapere ecologico. L’evidente e progressivo aumento della crisi ambientale, climatica, alimentare e sanitaria del nostro secolo, richiede di ricostruire i nessi tra geografia, chimica, botanica, zoologia, climatologia e storia evolutiva dell’uomo posseduta dagli agricoltori occidentali nello scorso secolo, oggi frammentaria, ma ancora di quelli a Sud del mondo, purtroppo ostacolata nella pratica da parte dell’agricoltura industriale, nonostante gli accertati e conclamati fallimenti.

Si tratta di conoscere, riconoscere e apprezzare gli antichi sapori della nostra tradizione agroalimentare, e cercare di salvaguardare i nostri variegati ecosistemi sparsi in tutto il mediterraneo. Il prodotto locale è legato a un luogo concreto, alle sue risorse ambientali, ai suoi processi storici, alle sue reti comunitarie e alla gente che lo abita. Mangiar sano è il modo più diretto e completo di rapportarsi al mondo circostante, di esprimere la nostra cultura attraverso la scelta dei cibi e le modalità del consumo. Bisogna tener conto che lo stato di salute dell’uomo, il suo equilibrio ed il suo benessere psico-fisico, sono strettamente legati ai rapporti con l’ambiente in cui vive ed alle interazioni con uomini, esseri viventi animali e vegetali, acque, odori e sapori: sarebbe come sradicare l’uomo dalla sua storia naturale, allontanare da lui quelle esperienze ataviche che lo hanno legato alla madre terra e che ne hanno plasmato gusti e scelte, comprese quelle alimentari. Nutriamo la segreta speranza che la modifica degli stili di vita e dei comportamenti individuali possano condurci sulla strada della consapevolezza per il miglioramento della qualità e sostenibilità della vita. Il mondo – scrivono - ha fatto grandi progressi nella riduzione della fame, ma se vogliamo vederlo libero entro il 2030 da questo problema che lo affligge, i governi, i cittadini, le organizzazioni della società civile e il settore privato devono collaborare per investire, innovare e creare soluzioni durature costruendo comunità resilienti e sostenibili. Il ”modo” mediterraneo è il modello”.

 



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