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Padre tenta di uccidere i figli a Taranto, i centri antiviolenza pugliesi: 'Il ddl Pillon non tutela i diritti delle madri e dei figli'

Pubblicato in Sviluppo e Lavoro il 08/10/2018 da Redazione

“In una apparentemente tranquilla prima domenica di ottobre è rimbalzata agli onori della cronaca l’ennesima tragedia familiare ai danni, questa volta, di figli minori.  Non può passare inosservato che ciò avviene mentre ci si prepara ad essere ascoltati nella Commissione Giustizia del Senato per evitare la arcaica “rivisitazione” delle norme sull’affido condiviso, sulla bi genitorialità, sulla separazione dei coniugi che prevede l’introduzione di nuove figure, quale quella del mediatore familiare e del coordinatore genitoriale. I fatti accaduti a  Taranto invece ci impongono di chiederci come mai quest’uomo nonostante la condanna per maltrattamenti in famiglia potesse ancora vedere i propri figli e soprattutto come mai questi erano stati affidati alla nonna paterna. Parliamo ancora una volta di violenza da parte di un uomo ai danni delle donne e quindi dei figli che sono costretti a subire la cd violenza assistita”.

È quanto si legge in una nota congiunta del coordinamento dei Centri antiviolenza pugliesi.

“Chi ha garantito, nella indifferenza dei più e nel negazionismo di molti, che un genitore destinatario di denunzia per maltrattamenti in famiglia vedesse i suoi figli? Chi li ha affidati e perché alla nonna paterna? Perché i giornali parlano ancora di conflitto nella coppia e di raptus?  Il padre denunciato e condannato per maltrattamenti non dovrebbe poter vedere i figli fino a quando non compie un serio percorso di riconoscimento dei suoi agiti, al fine di garantire nel tempo una genitorialità consapevole, tutelante e non maltrattante.  Le vite di una bambina di 6 anni e di un ragazzo di 14, saranno inesorabilmente segnate”.

“La società civile, le Istituzioni preposte alla tutela dei soggetti vittime di tali efferati episodi non vogliono e non hanno voluto vedere la pericolosità del padre. Il ddl Pillon è cieco su questi temi, confondendo anch’esso come in molti Tribunali Ordinari, (sia in sede civile che penale) ed i Tribunali per i Minori il conflitto di coppia e la violenza agita ai danni della donna, facendo rientrare tutto nella cd elevata conflittualità, reiterando un retaggio culturale e sentimenti di paura.  Noi operatrici dei centri antiviolenza siamo stanche di assistere alla violazione costante del diritto alla vita delle donne e dei loro figli. Possiamo solo immaginare cosa accadrà in caso di approvazione del ddl Pillon.  L’arretratezza del pensiero sulla tutela dei diritti dei bambini, e l’assenza totale della considerazione per i diritti delle madri, delle donne vittime di violenza  e dei padri consapevoli, costituirà un terreno fertile per la sepoltura di tante ed ulteriori  vittime. Invitiamo, quindi, tutte le istituzioni Giudiziarie e la società civile ad assumere chiare posizioni su questo DDL, insistendo per il ritiro dello stesso nonché ad una ferma ed incisiva formazione di tutti gli operatori chiamati a lavorare su questo grave fenomeno. Lo dobbiamo ai tanti bambini e bambine uccise, alle donne vittime di femminicidio per  mano dei loro papà e mariti”.



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