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Caos dichiarazioni redditi per le partite iva pugliesi: Ordine dei Commercialisti di Bari ricorre al Garante del Contribuente

La nota dell'ordine: 'L'introduzione dei nuovi indici sta comportando e comporterà numerose criticità operative a carico dei professionisti'

Pubblicato in Sviluppo e Lavoro il 07/08/2019 da Redazione

Scarsa affidabilità e gravi ritardi nel rendere disponibile il nuovo strumento di autocontrollo fiscale fondato sui cosiddetti ‘I.S.A.’ (indici sintetici di affidabilità) che, dal periodo di imposta 2018, sostituiscono gli ‘studi di settore’ per la verifica di congruità delle dichiarazioni dei redditi delle partite iva.

Sono questi i principali motivi per cui l’Ordine dei Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bari, unitamente agli Ordini di Brindisi, Foggia, Taranto e Trani, è ricorso al Garante del Contribuente per la Puglia rappresentando le istanze dei circa 10.000 commercialisti pugliesi e delle 305.000 partite iva che operano in Puglia, tra ditte individuali, professionisti e società.

“L’introduzione dei nuovi indici – si legge nella nota dell’Ordine dei Commercialisti di Bari al Garante - sta comportando e comporterà numerose criticità operative a carico dei professionisti impegnati nella predisposizione delle dichiarazioni dei redditi di prossima presentazione, alla luce dell’enorme ritardo con il quale l’Agenzia delle Entrate ha messo a disposizione i software di compilazione e dei numerosi aggiornamenti che sono ancora in fase di rilascio”.

“Di fatto - sottolinea il Presidente dell’Ordine Elbano de Nuccio – gli ISA non sono ancora pronti, considerato che il software necessita di continue manutenzioni e che solo il 2 agosto scorso è stata diffusa la circolare contenente i primi chiarimenti sulla loro applicazione; dunque, stiamo lavorando con indicatori che spesso e volentieri risultano inidonei a rappresentare l’effettiva situazione reddituale del contribuente. Nello specifico, infatti, nei casi in cui il reddito derivante dall’applicazione degli ISA risultasse più elevato di quello realmente conseguito, il contribuente avrà due possibilità: soccombere per quieto vivere a questo nuovo strumento di autocontrollo fiscale sottoponendosi a una tassazione maggiore rispetto a quella cui dovrebbe sottostare; oppure non adeguare la propria dichiarazione agli ISA, andando così incontro a ispezioni e contraddittori con il fisco, mai piacevoli, neppure quando si ha ragione da vendere. Per evitare questa ulteriore ingiustizia fiscale nei confronti di imprese e professionisti, i commercialisti italiani sono compatti nel chiedere al Ministero delle Finanze e all’Agenzia delle Entrate di rendere facoltativa in questo primo anno l’adozione degli ISA, quanto meno per renderli più affidabili”.

“Oltre a questo - sottolinea il Presidente dell’Ordine Elbano de Nuccio – appare urgente una profonda modifica del sistema tributario nazionale, allo scopo di realizzare concretamente la collaborazione tra Fisco e contribuente da più parti auspicata ma mai concretamente realizzata. Oggi le numerose informazioni che l’amministrazione acquisisce pervengono generalmente dopo la scadenza dei termini di presentazione della dichiarazione o, comunque, non vengono in alcun modo utilizzate in una fase preventiva di informazione e confronto come avviene nei più moderni ordinamenti fiscali. Anche il funzionamento degli ISA è basato sull’autodichiarazione dei dati (contabili e strutturali) da parte del contribuente, senza alcun riscontro in sede di adempimento della veridicità di tali dati. Tali indicatori, dunque, non appaiono così attendibili. Abbiamo già avuto una lunga esperienza con l’applicazione degli studi di settore da cui è emerso che l’economia reale non è affatto quella che scaturisce dall’applicazione degli indici presuntivi. Con amarezza dobbiamo, quindi, evidenziare che di questa esperienza non se ne è fatto tesoro e si persevera nell’errore. Inoltre - aggiunge de Nuccio - è discutibile la scelta del legislatore di introdurre la possibilità di godere di un regime fiscale premiale in un sistema fiscale come il nostro che dovrebbe essere ispirato ai principi di giustizia, equità e trasparenza”.