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Papa Francesco, udienza privata per la Consulta nazionale antiusura: 'Peccato grave che uccide la vita'

L’Udienza Pontificia è stata riservata ai componenti dei Consigli Direttivi delle Fondazioni e a una rappresentanza dei volontari che assistono le vittime dell’usura e dell’azzardo

Pubblicato in Sviluppo e Lavoro il 05/02/2018 da Redazione

Udienza Privata da Papa Francesco per la  Consulta Nazionale Antiusura “Giovanni Paolo II” e le trenta Fondazioni Antiusura presenti in ogni regione d’Italia. L’Udienza Pontificia, svoltasi sabato scorso, è stata riservata ai componenti dei Consigli Direttivi delle Fondazioni e a una rappresentanza dei volontari che assistono le vittime dell’usura e dell’azzardo e di consulenti, esperti,  avvocati e professionisti dei fenomeni.

La delegazione ha partecipato alla Santa Messa, presieduta dal Card. Angelo Comastri, Arciprete della Basilica e Vicario Generale di Sua Santità,  all’Altare della Cattedra, sulla Tomba di San Pietro. Poco dopo è seguito un momento di preghiera presso la Tomba di San Giovanni Paolo II, cui è titolata la Consulta Nazionale Antiusura.

“L’usura è un peccato grave: uccide la vita, calpesta la dignità delle persone, è veicolo di corruzione e ostacola il bene comune”. Papa Francesco affronta nuovamente “una piaga purtroppo diffusa e ancora molto sommersa”, incontrando in Vaticano i membri della Consulta Nazionale Antiusura. Nel discorso, ribadisce con forza che l’usura “indebolisce anche le fondamenta sociali ed economiche di un Paese”. Nessuno Stato, infatti, può programmare “una seria ripresa economica” con “tanti poveri, tante famiglie indebitate, tante vittime di gravi reati e tante persone corrotte”.

“Il nostro cammino – ha dichiarato il monsignor Alberto D’Urso, presidente nazionale della Consulta Nazionale Antiusura - iniziato nel 1991 con la costituzione della prima Fondazione Antiusura a Napoli e della Consulta Nazionale delle Fondazioni Antiusura a Bari nel 1995 è da sempre ispirato alla solidarietà e alla condivisione verso i nostri fratelli, vittime dell’usura.

Abbiamo asciugato tante lacrime; abbiamo gioito e gioiamo ogni volta che riusciamo a restituire all’economia una persona, ad assicurare un tetto a una famiglia, ad impedire il fallimento di una piccola azienda e a ridare speranza a persone indebitate decise a compiere gesti estremi rinunziando al dono della vita. Abbiamo fatto un lungo percorso, ma c’è ancora tanto da fare sia sul piano del contrasto all’usura e delle sue cause, sia su quello della prevenzione.

“Negli ultimi dieci anni di crisi economica – ha continuato monsignor D’Urso - il fenomeno dell’usura è aumentato in maniera esponenziale; è riapparsa anche l’usura della porta accanto, la cosiddetta usura di quartiere e si è estesa la presenza della malavita organizzata. Le vittime sono restie a parlarne: sentono le Istituzioni lontane, interessate ad altri problemi. Caro Papa Francesco, siamo convinti che è possibile uscire dalla spirale perversa dell’usura. Attendiamo da Lei un messaggio di speranza che ci conferma che se l’usura si organizza, si può organizzare anche la lotta all’usura con la prevenzione, la solidarietà e l’educazione alla legalità.  Occorre che la solidarietà venga allo scoperto, che accanto alle persone più sensibili, si mobilitino nella lotta all’usura le istituzioni nazionali e locali, le banche e tutti quegli enti che possono promuovere orientamenti di vita legati alla promozione della dignità della persona e del bene comune”.



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