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Istruzione, nuovo sit-in dei 'nastrini rossi' docenti pugliesi: 'Il Mezzogiorno continua a pagare dazio al Nord'

L'iniziativa prosegue l'onda di protesta avviata il 28 dicembre scorso a Catania per ribadire il dissenso nei riguardi di un Legge che ha reso precarie le vite di migliaia di insegnanti

Pubblicato in Sviluppo e Lavoro il 02/01/2018 da Redazione

 

Un nuovo sit-in è stato organizzato dai ‘nastrini rossi’, i docenti pugliesi assunti dal piano straordinario della ‘buona scuola’ con la legge 107/2015. Continua la protesta degli insegnanti fuori regione che continuano a sentirsi danneggiati da “una politica che imperterrita ignora le richieste delle genti del Sud”. I docenti si incontreranno giovedì 4 gennaio alle ore 10,30 sotto la sede del consiglio regionale in via Capruzzi, a Bari.

“Il Mezzogiorno continua a pagare dazio al Nord – si legge in una nota diffusa dal comitato dei docenti - questa volta "deportando" soprattutto donne con età media di 50 anni altamente specializzate e con un ruolo nella società del Mezzogiorno ben definito. Una tragedia quella del continuo impoverimento del Sud che sta avendo ripercussioni drammatiche non solo nella sfera privata, ma anche e soprattutto sotto l'aspetto dell'impoverimento economico, sociale e culturale dei territori del Meridione”.

L'iniziativa prosegue l'onda di protesta avviata il 28 dicembre scorso a Catania per ribadire il dissenso nei riguardi di un Legge che ha stabilizzato i contratti prima a tempo determinato ma che di fatto ha reso precarie le vite di migliaia di insegnanti.

“Solo in Puglia i docenti interessati sono oltre tremila – continua la nota - e in tutta Italia le stime raccontano di 30 mila docenti costretti a lasciare e proprie famiglie del Sud per rincorrere le cattedre al Nord. Una ferita nel tessuto sociale delle regioni meridionali che continua a non avere soluzione, nonostante le proposte risolutive quali ad esempio il tempo pieno e la trasformazioni delle cattedre in organico di fatto in diritto e il nuovo piano di mobilità che costringe, ancora una volta, a imporre ai docenti di ruolo di restare al Nord, nonostante siano banditi  nuovi concorsi, senza tenere in considerazione che la mobilità ha precedenza sulle assunzioni, esattamente come già avviene in ogni comparto della pubblica amministrazione”.