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Consiglio di Stato respinge l'appello del governo contro due ricorsi, Rete scuola in presenza: 'Bisogna riaprire subito'

I documenti scientifici presentati dalla Presidenza del Consiglio non supportano la tesi che le scuole siano grave fonte di contagio

Pubblicato in Sviluppo e Lavoro il 01/04/2021 da Redazione

Il Consiglio di Stato respinge l’appello del Governo contro ben due ricorsi di comitati appartenenti alla Rete Nazionale “Scuola in Presenza”. Il giudice ribadisce l’obbligo per il Governo di riesaminare le norme che regolano la chiusura delle scuole, anche in zona rossa, motivandole con dati certi. I documenti scientifici presentati dalla Presidenza del Consiglio non supportano la tesi che le scuole siano grave fonte di contagio. Il Governo non ha saputo motivare in maniera razionale la “priorità assegnata alla precauzione sanitaria a fronte della grave compressione del diritto all’istruzione.”

Nuova vittoria giudiziaria per i comitati aderenti alla Rete Nazionale “Scuola in Presenza”.

In due decreti depositati in data odierna, il Consiglio di Stato – organo supremo della giustizia amministrativa – a firma del Presidente della Terza Sezione Franco Frattini ha respinto l’appello del Governo contro le  ordinanze cautelari  emesse dal TAR del Lazio ottenute dai genitori e studenti del Comitato A scuola! di Milano e del Comitato Ri(n)corriamo la scuola di Firenze contro il DPCM 2 marzo 2021 relativamente al meccanismo di sospensione automatica della didattica in presenza, anche in zona rossa.

In entrambi i ricorsi, il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio aveva ordinato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri in data 26 marzo 2021 di riesaminare, con piu’ congrua e adeguata motivazione, le misure impugnate entro il 2 aprile 2021, decisione ribadita oggi dal Consiglio di Stato.

Dagli atti appare “una irragionevolezza della disposta istruzione “a distanza” senza distinzione di aree territoriali ne’ di classificazione ai fini della diffusione del contagio.”

Inoltre, dai documenti scientifici depositati dalla stessa Presidenza del Consiglio, “emergerebbe la non forte influenza delle attività di istruzione in presenza ai fini della diffusione del contagio.”

Per questo motivo non apparirebbe razionale la “priorita’ assegnata alla precauzione sanitaria, a fronte della grave compressione del diritto all’istruzione, anch’esso costituzionalmente tutelato”.

Il Governo dovrà quindi rivalutare e motivare le sue decisioni in materia di chiusura della scuola con adeguati e motivati dati scientifici, in modo trasparente e coerente.

La Scuola per tutti i bambini e le bambine, le ragazze ed i ragazzi è Salute. Su questo punto tutti i comitati, le associazioni, i gruppi informali di genitori della Rete Nazionale “Scuola in Presenza” si sono uniti nelle ultime settimane per lanciare un grido d’allarme a difesa delle future generazioni. In diversi territori della Penisola il ricorso alla didattica a distanza è stato l’unico provvedimento utilizzato per arginare il contagio senza addurre studi scientifici e dati. Di fatto in tutto il Paese gli adolescenti sono dietro ad uno schermo da più di un anno e in alcune Regioni questa sorte e’ addirittura toccata ai bambini e alle bambine delle classi del primo ciclo d’istruzione. La società civile esorta il Governo a tener conto delle decisioni odierne del Consiglio di Stato per mettere un freno alla pandemia educativa attualmente in corso. Siamo pronti a scendere di nuovo in piazza in una  grande manifestazione nazionale il 10 aprile se non saremo ascoltati!

Nel frattempo il Coordinamento “La Scuola che vogliamo – Scuole diffuse in Puglia” continua la sua attività di disseminazione degli studi scientifici internazionali ed il confronto all'interno di tutte le Comunità educanti della regione a salvaguardia dei principi di inclusione che sono alla base della Scuola della Costituzione.



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