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Lecce, la sconfitta di Torino può essere la svolta: le differenze tra Corini e Liverani

Il materiale offensivo di cui dispone il Lecce è davvero di prim’ordine e potrà fare la differenza

Pubblicato in Sport Lifestyle il 01/11/2020 da Teresa Salerno

Dopo la retrocessione dello scorso anno, per certi versi immeritata, il Lecce, quest’anno, è ripartito dalla serie cadetta con un unico obiettivo: ritrovare la serie A. In un ideale griglia di partenza, i bookmakers più importanti che operano sul territorio italiano, come quelli presenti su casinoonlineprova.com ed in grado di offrire diversi servizi di intrattenimento oltre al betting, ponevano la squadra salentina un gradino sotto l'indiscussa favorita di questa stagione: il Monza di Berlusconi. 

 

L’avvio di stagione dei giallorossi, però, non è stata affatto entusiasmante. Al di là della convincente prova offerta al Costantino Rozzi di Ascoli, gli uomini di Corini non hanno certo impressionato per la qualità del gioco offerto. E la sconfitta al Rigamonti, in tal senso, è stato solo l’emblema di questo avvio di stagione decisamente al di sotto delle aspettative di inizio stagione. 

La batosta al Rigamonti ravvede Corini: si torna al trequartista e alle due punte

 

Dopo la separazione (tutt’altro che amichevole) con Liverani, che ha preferito restare nella massima serie accettando la corte del Parma, la dirigenza leccese ha deciso di affidare la guida tecnica della squadra ad Eugenio Corini, che due anni fa ha trascinato il Brescia in Serie A esibendo un gioco estremamente offensivo. 

 

Per certi versi, la scelta del tecnico di Bagnolo Mella sembrava in continuità con la precedente gestione: Corini, così come Liverani, predilige giocare col 4-3-1-2. Ed entrambi, due stagioni or sono, riuscirono a trascinare le rispettive squadre in Serie A. Ha stupito, di conseguenza, che nelle prime uscite stagionali la squadra fosse schierata in campo col 4-3-3, nonostante la squadra, in molti dei suoi interpreti, sia mutata rispetto alla scorsa stagione. 

 

La cocente batosta di Brescia, un 3-0 forse troppo severo ma maturato al termine di una prova a dir poco scialba, ha fatto da spartiacque. Ed ha portato Corini a tornare al vecchio e caro 4-3-1-2. schema tattico che è maggiormente nelle corde del tecnico bresciano e di una parte del gruppo a disposizione dello stesso.

 

D’altro canto, il materiale offensivo di cui dispone il Lecce è davvero di prim’ordine per il campionato cadetto. Avere a disposizione un roster di giocatori offensivi come Pettinari, Stepinski, Coda, Falco, Mancosu e Paganini, è un privilegio che pochi si possono concedere nel campionato cadetto: un trequartista alle spalle di due punte, di conseguenza, pare l’ipotesi miglioreper poter esaltare il potenziale offensivo dei pugliesi. 

Torino: sconfitta amara, ma la squadra si è fatta decisamente apprezzare

 

E nonostante la sconfitta subita, il miglior Lecce di questa stagione, schierato con Mancosu alle spalle della coppia Stepinski-Pettinari, si è ammirato, in Coppa Italia, all’Olimpico di Torino. I giallorossi, usciti sconfitti solo ai tempi supplementari al cospetto di una compagine della massima serie, si sono fatti apprezzare per personalità e sicurezza, giocando a viso aperto contro una squadra di caratura superiore. 

 

Per quanto esibito nei tempi regolamentari, la squadra di Corini avrebbe meritato ampiamente la qualificazione al quarto turno. Il Lecce, infatti, ha esibito un’organizzazione di gioco decisamente più armoniosa rispetto alla compagine allenata da Giampaolo: gli errori commessi sono stati quasi sempre individuali e non di reparto. 

 

Da sottolineare la prova di Capitan Mancosu, che nel nuovo corso tecnico, oltre a dover garantire imprevedibilità sulla trequarti e costanti inserimenti nell’area di rigore avversaria, è chiamato ad una maggiore applicazione in fase difensiva. Corini, d’altro canto, ha un concetto del ruolo del trequartista differente rispetto a Liverani. 

 

E la migliore testimonianza, in tal senso, è rappresentata da Spalek, il “trequartista tattico” con cui il tecnico bresciano ha vinto il campionato cadetto alla guida delle Rondinelle: lo slovacco, che non dispone certo della classe del numero 8 giallorosso, doveva svolgere un ruolo dispendioso nel pressare il primo portatore di palla avversario, oltre a dar man forte ai centrocampisti quando la pressione non era alta. 

 

Il credo di Corini, inoltre, si differisce da quello del predecessore anche per la filosofia di gioco, nonostante il modulo tattico sia il medesimo: Liverani puntava ad una manovra più ragionata con la palla, mentre il nuovo allenatore dei salentini punta maggiormente su un gioco verticale



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