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Sanità: il Ministero boccia la Puglia, l'assessora Gentile risponde

"Gli ultimi tre anni terribili per la sanità pugliese"

Pubblicato in Salute il 19/01/2014 da Redazione

Dopo la pubblicazione dei dati del Ministero della Salute relativa ai Sistemi Sanitari nel 2012 che ha bocciato la Puglia, l’assessora alle Politiche della Salute Elena Gentile interviene per difendere le cose fatte dalla Regione Puglia per garantire i livelli essenziali di assistenza ai cittadini. “Sono stati tre anni terribili, questi ultimi per il Sistema Sanitario Regionale - ha dichiarato in una nota - non torno sulle cause e sulle responsabilità. Voglio invece, invitare a cogliere i segnali inequivocabili dell’inversione di tendenza rispetto al passato. Questi i fatti: I dati diffusi dal Ministero della Salute riguardano i punteggi ottenuti dalle Regioni negli anni 2011-2012 rispetto alla griglia LEA (livelli essenziali di assistenza), costruita attraverso indicatori che misurano quantitativamente le prestazioni sanitarie. Redigere una classifica tra Regioni ha ben poco senso, dal momento che i contesti che producono i risultati sono estremamente diversi tra loro, in termini di risorse disponibili e di percorsi realizzati negli anni.

Sarebbe ad esempio interessante una classifica che riporti il numero degli operatori sanitari per abitante, o il costo del personale sanitario: leggendo questa classifica, si avrebbero forse maggiori elementi di interpretazione della graduatoria pubblicata sui giornali. La sanità, la buona sanità, si basa su un numero di operatori adeguato e la Puglia sconta ancora i vincoli posti dal Piano di Rientro, per non parlare delle scelte del governo regionale che all’inizio degli anni 2000 ha bloccato le assunzioni, cristallizzando una condizione di grave carenza di organico. Ma a noi interessa guardare i progressi che la Sanità pugliese sta compiendo, che sono misurabili e riconosciuti dalla stesso Ministero.

Guardando ad esempio il tasso di ospedalizzazione, la Puglia è passata da 213 per 1000 abitanti nel 2010 a 176 nel 2012, una riduzione di 37 punti in soli due anni: questo risultato straordinario ci avrebbe portato a raggiungere la soglia indicata dal Ministero pari a 180, se proprio nel 2012 (a metà anno) non fosse stata portata a 170, nonostante le proteste della Regione. Questa risultato straordinario è stato conseguito attraverso la riduzione di circa 90.000 ricoveri, dovuta per l’80% al decremento dei ricoveri (meno 72.000) che rientrano nella definizione di potenzialmente "inappropriati". Il tasso dei ricoveri inappropriati, infatti, si riduce da 35 a 27, Contemporaneamente si è ridotta numericamente la mobilità passiva extraregionale, che ha segnato un -7% tra il 2012 e il 2011 (da 63.000 a 59.000 ricoveri effettuati fuori regione), un risultato del tutto inedito per la nostra Regione che ha confermato, migliorandolo ulteriormente, il trend in diminuzione che si registra dal 2006 in poi. E’ un dato ancora migliorabile ma che dà importanti indicazioni di un’accresciuta fiducia dei cittadini pugliesi verso il proprio sistema sanitario. Aver raggiunto questi obiettivi è l’effetto degli interventi di riordino sulla rete ospedaliera e dello sforzo che gli operatori stanno compiendo per migliorare la qualità del sistema: i primi dati del 2013 sembrano confermare questi andamenti, anche per effetto dell’avanzato processo di potenziamento dell’assistenza territoriali, anche attraverso le riconversioni degli ospedali e l’investimento in nuovi modelli di assistenza che ormai sono una realtà diffusa in tutta la Puglia.

Dal 2010 al 2012 abbiamo portato i posti letto in RSA da 1.488 a 3.857, e abbiamo più che raddoppiato i posti letto in Hospice. Permangono alcuni aspetti critici, che rappresentano storici ritardi della nostra regioni, ad esempio in tema di assistenza domiciliare, che pure mostra iniziali segni di miglioramento. Su questi aspetti, su quelli che toccano l’esperienza quotidiana dei nostri cittadini a contatto con il sistema sanitario stiamo concentrando la nostra attenzione e il nostro impegno, cercando di venire incontro alle reali esigenze di salute, come le iniziative per l’abbattimento dei tempi di attesa dimostrano, garantendo al tempo stesso appropriatezza e qualità”.