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100 di questi giorni: 'Doppia preferenza anche per le Regionali 2015?'

L'opinione di Titti De Simone

Pubblicato in Politica il 31/07/2014 da Titti De Simone
Nonostante la legge del 2012 sulla doppia preferenza di genere, forse a causa della scarsa conoscenza della stessa, alle scorse elezioni comunali sono state pochissime le doppie preferenze, e soprattutto moltissime le schede invalidate dagli errori. Il risultato non è certo positivo: in consiglio comunale a Bari sono entrate solo 5 donne su 36 eletti, dati attualmente ufficiosi in vista della proclamazione.
E a dire il vero, le analisi del voto non ci sono state, mentre servirebbe una osservazione più attenta dei meccanismi elettorali e del consenso, delle luci e delle ombre che il nuovo sistema elettorale ha messo in evidenza. Soprattutto in questo momento che di riforme tanto si discute, e non solo sul piano nazionale, dato che molte regioni, stanno mettendo mano alle leggi elettorali, e che anche la Puglia dovrà riaprire questo capitolo in vista delle prossima scadenza amministrativa. Ciò che al momento sappiamo, è che una bozza redatta dal gruppo di lavoro tecnico costituito da funzionari della Prefettura di Bari e dell’ufficio legislativo del Consiglio regionale, è stata consegnata ai capigruppo di tutti i partiti. Prevede che il Consiglio regionale sarà composto da 51 componenti: 50 consiglieri più il presidente eletto, ovvero il candidato che avrà riportato più voti. Solo il secondo candidato presidente accederà di diritto tra i 50 consiglieri. Di questi, 23 saranno eletti col sistema proporzionale, in sei circoscrizioni corrispondenti ai territori delle ex province, 27 seggi verranno assegnati in sede di collegio unico regionale. Restano sul tappeto, molti nodi da sciogliere, in ordine alla soglia di sbarramento, alla parità di genere, ed all’istituto della sospensione dei consiglieri regionali. E i tempi sono estremamente stretti, considerato che la data delle Primarie è stata fissata al 30 novembre, mentre diverse Regioni, in questi giorni, stanno approvando le nuove norme. In Emilia Romagna, il consiglio regionale ha approvato quasi all’unanimità una norma che prevede la cancellazione del listino, lo sbarramento al 3%, la doppia preferenza di genere, metà uomini e metà donne. Ed un massimo di due mandati per il futuro presidente. In Calabria, invece la nuova legge passa i guai. Oltre ad essere stato bocciato l’emendamento che prevedeva la doppia preferenza di genere, almeno un terzo di candidate donne e l’alternanza dei candidati nelle liste elettorali, ora il Governo ha deciso di impugnarla per i troppi dubbi di costituzionalità.
Ma ragionando nel merito della rappresentanza, sappiamo di avere a che fare con dati grotteschi: in Puglia, in questa legislatura ci sono 2 consigliere donne e 70 uomini. Stesso record della Calabria, dove su 51 consiglieri le donne sono due, (peraltro entrate per puro caso, subentrando a colleghi eletti in parlamento o arrestati. In Sicilia, come in Puglia, ancora si discute, anche se la battaglia oramai trasversale delle donne dei partiti ha ricevuto più di uno stop. In Puglia, siamo arrivati al paradosso che mentre a livello nazionale veniva approvata la norma sulla doppia preferenza per gli enti locali, in consiglio regionale si bocciava la legge di iniziativa popolare sul 50/50, per le quali erano state raccolte 30 mila firme.
E ora che si riapre la discussione sulle regole delle prossime elezioni che succederà?
E’ del tutto evidente che la contrazione del numero dei seggi rende l’impresa sulla doppia preferenza uno scoglio difficile da superare. Ma è così importante poi, riaprire la battaglia sui numeri? Penso che una analisi vada ripresa, e vada detto alle donne che fanno politica, o desiderano farla, che occorre “sporcarsi” le mani con i partiti. Perché è necessario innanzitutto, coinvolgere i partiti in questa discussione, perché il tema della rappresentanza, oggi è segnato dalla crisi dei partiti, e dalla loro resistenza all’autoriforma. Siamo l’unico paese in Europa, in cui proprio per questa ragione, ci siamo dovuti inventare il termine “società civile”, per la crisi di credibilità che progressivamente, dagli anni ’80 in poi, i partiti politici hanno assunto nella società.
L’introduzione della doppia preferenza di genere può considerarsi davvero una conquista sulla via del cambiamento? Io penso di si, se serve a cambiare i partiti, altrimenti non ha molto senso. Non credo infatti, che il basso numero di elette nei nuovi consigli comunali dipenda solo dalla non conoscenza e dagli errori delle e degli elettori. Abbiamo visto che questo meccanismo per funzionare necessita di uno scambio di consensi con candidati uomini forti di voti, (e tessere ) e premia donne per lo più già presenti nell’agone politico. Spesso, il meccanismo della “coppia” di candidati, ha avvantaggiato gli uomini, che hanno drenato voti dalle candidate verso di se, piuttosto che sostenerle. In taluni casi, ed anche in questo caso, in modo assolutamente trasversale, la presenza delle donne viene promossa per calcoli di potere dei maggiorenti dei partiti o come riempitivo. E ciò vale anche nella composizione delle giunte.
Le donne spesso non vengono elette anche quando riescono ad essere candidate, perché per molte il tema è che non “basta essere donna” per essere votata dalle altre donne, ma è fondamentale che oltre ad autorevolezza e competenza le candidate siano realmente e riconoscibilmente portatrici di una soggettività femminile e di una differenza di genere in politica.
Per ricucire la rottura con la cosiddetta “società civile” (dunque, quella politica è incivile per definizione), ci sono alcuni grandi problemi che vanno affrontati, e vanno affrontanti a mio avviso dove ancora avviene la selezione, ovvero dentro i partiti innanzitutto, e nel rapporto dei movimenti con essi: rivoluzionando anche i meccanismi di partecipazione alla vita ed alle decisioni dei partiti stessi. Non mi pare ci siano altre strade.