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L’Edificio della Memoria diventa 'progetto pilota per la Legalità' della Puglia (VIDEO)

Questa V edizione è promossa e sostenuta da Regione Puglia e Comune di Bari

Pubblicato in Politica Istruzione Sviluppo e Lavoro il 21/09/2015 da Chiara Curci
Un’iniziativa che non vuole dimenticare, ma trarre dal passato il giusto senso dell’esperienza è “L’edificio della Memoria” promossa e sostenuta dalla Regione Puglia e dal Comune di Bari. Sarà la professoressa Maria Falcone il prossimo 23 settembre alle 9.30, nell’auditorium del liceo scientifico Salvemini di Bari, ad inaugurare la V edizione dell’iniziativa che quest’anno presenta una novità: diventa pilota per la Legalità della Puglia.
Il progetto, presentato questa mattina nella sala della presidenza della Regione Puglia al lungomare Nazario Sauro dal presidente della Regione Michele Emiliano, dal sindaco di Bari Antonio Decaro, da Marco Guida e Lilly Arbore, magistrati e ideatori del progetto insieme a Giancarlo Visitilli, presidente dell’associazione “I bambini di Truffaut” e da Giovanni Stefanì, presidente dell’Ordine degli avvocati di Bari, nasce nel 2011 con l’obiettivo di mettere a confronto diverse generazioni e mondi apparentemente molto diversi: la scuola e il palazzo di giustizia.
«L’intera società - ha dichiarato Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia - deve unirsi per contrastare l’illegalità e spero che nel tempo si possano incrementare questo genere di iniziative il cui effetto non è solo retorico»
Organizzato dall’Associazione nazionale magistrati di Bari, in particolare dalla volontà di Mario Guida e Lilly Arbore con la collaborazione dell’Ordine degli avvocati di Bari e della cooperativa I bambini di Truffaut, l’iniziativa presenta un programma che si svilupperà nell’arco dei mesi scolastici in diversi istituti pugliesi con la partecipazione di magistrati, giornalisti, associazioni no profit e testimoni come Giovanni Impastato, fratello del giovane giornalista Peppino Impastato trucidato dalla mafia il 9 marzo 1979.
«Costruiamo con i ragazzi - ha affermato Mario Guida, magistrato e ideatore dell’evento - un percorso che permette di far capire loro la nostra storia con la speranza di costruire un buon futuro».
Tutti gli studenti delle classi medie e superiori di alcuni istituti di Bari, Modugno, Santeramo, Molfetta, Foggia, Casamassima e Lecce saranno coinvolti attivamente, con la guida di un tutor, nella produzione di inchieste, corti cinematografici, racconti e rappresentazioni teatrali e potranno incontrare testimoni diretti della storia recente come il regista Filippo Vendemmiati, autore del film sull’esperienza dei detenuti che lavorano, Costanza Quatriglio, regista del film dedicato alle donne morte a Barletta per il crollo della fabbrica abusiva e Carmen Totaro, scrittrice e autrice di “Le piene di grazia”, un romanzo costellato di figure femminili pugliesi.
«Il termine edificio - ha commentato Lilly Arbore, magistrato e anche lei ideatrice del progetto - è simbolico perché vuol significare proprio costruzione. Vogliamo infatti costruire il futuro con i giovani partendo dal nostro passato, fare memoria del presente».
I temi di indagine proposti ai ragazzi saranno quattro, collegati a fenomeni di carattere sociale e culturale che caratterizzano in maniera significativa il nostro territorio: donne, migranti e lavoro; minori, società e diritti; donne, mafia e legalità e beatitudini, pace e legalità.
«Portare questo progetto nelle scuole è molto importante, - ha concluso Antonio Decaro, sindaco di Bari - e la presenza della professoressa Falcone, a cui consegneremo le chiavi della città, è particolarmente significativa perché lei ha seguito il problema della legalità a Catino, un quartiere difficile di Bari dove è nata un’associazione che porta il nome del padre. Un segnale che stiamo facendo un grande passo avanti nella battaglia contro l’illegalità».
Grande entusiasmo anche da parte dell’ordine degli avvocati: «Questa iniziativa - ha commentato Giovanni Sefanì, presidente dell’Ordine degli avvocati di Bari - va nel solco della visione del Consiglio dell’Ordine che vuole aprirsi alla comunità, e non rimanere nel chiuso delle proprie stanze, per far comprendere il ruolo sociale della nostra professione come delineato dal nuovo ordinamento forense».