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Regione Puglia: Ddl su Cultura della Legalità, della Memoria e dell’Impegno

Presentato alla stampa lo schema di legge (VIDEO)

Pubblicato in Politica il 10/11/2014 da Redazione
“Questo è un disegno di legge che completa un lavoro che abbiamo fatto in questi dieci anni. La mia amministrazione non si è comportata come gli struzzi. Di fronte alla mafia, noi abbiamo parlato. C’è chi invece ha taciuto, c’è chi ha pensato che le mafie pugliesi fossero come un elemento del paesaggio, fossero un dato di folclore e non invece una ipoteca drammatica sulla vita e sulla democrazia. Noi abbiamo denunciato i clan, quelli di Foggia, e quelli del Gargano, quelli del Salento, di Bari città e del brindisino”.
Così il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola che ha presentato alla stampa, insieme con l’assessore alla Politiche giovanili, Cittadinanza sociale e Legalità Guglielmo Minervini, lo schema del disegno di legge sulla “promozione della cultura della Legalità, della Memoria e dell’Impegno”.
“Noi abbiamo parlato – ha continuato Vendola - abbiamo fatto un’opera di pulizia di quei luoghi, per esempio le case popolari, in cui le mafie mettevano i loro tentacoli. Abbiamo lottato contro l’abusivismo edilizio, chissà se questa parola in alcune realtà del Gargano ha un significato, perchè naturalmente la cultura della illegalità agevola la penetrazione della mafia. Oggi con questo disegno di legge completiamo il quadro, diamo un ristoro alle vittime di mafia e ai parenti delle vittime di mafia e lavoriamo soprattutto sulla formazione delle giovani generazioni la cui coscienza civica può essere la più formidabile barriera contro la penetrazione delle mafie”.
Per Vendola “occorre costruire i percorsi sociali che rendono conveniente la legalità e sconveniente l’illegalità. Abbattere un abuso significa determinare un danno in chi invece produceva ricchezza con l’illegalità”.
“Noi dobbiamo sapere – ha concluso il Presidente Vendola - che la mafia si combatte facendo avanzare la cultura dei diritti. Qui si chiude la conferenza stampa ma si apre un discorso molto più ampio. Se non torna il diritto al lavoro, il diritto ai diritti fondamentali come il fondamento di una cultura della legalità, noi avremmo fatto soltanto degli spot”.