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Approvato alla Camera il decreto scuola. Brutte notizie per le Università virtuose

Si ai fondi per l'educazione all'affettività e al rispetto della diversità, al bonus e al digitale fai-da-te

Pubblicato in Politica Istruzione Sviluppo e Lavoro il 02/11/2013 da C.F.

La Camera ha dato il via libera ed adesso tocca al Senato. Il decreto scuola è stato approvato con i voti favorevoli di Pd e Pdl, il parere contrario di Lega nord e Fratelli d’Italia e l’astensione di Sel e Movimento Cinque stelle.

Restano fuori dal decreto anche quasi tutte le proposte di modifica sulle graduatorie, tranne l’emendamento che salvaguarda circa 2386 presidi, trasformando le graduatorie di merito in graduatorie ad esaurimento, e facendo quindi sì che non venga bandito un nuovo corso-concorso finché non saranno assunti i dirigenti scolastici in attesa. Saltano pure i fondi aggiuntivi per le università migliori, saranno destinati agli investimenti. Il fondo per le università, che ammonta a circa 6,3 miliardi, è sottoposto da tre anni a tagli, al ritmo di 300 milioni l’anno, per cui tutte le università avranno «solo» 150 milioni in più.

Impegno ufficiale dell’esecutivo anche sulle borse di studio: i 40 milioni per finanziarle dovranno essere trovati nell’ambito della legge di stabilità. Tra i provvedimenti approvati, un piano triennale 2014-2016 per l’assunzione a tempo indeterminato del personale della scuola, la rideterminazione della dotazione organica dei docenti di sostegno, risorse per andare incontro alle esigenze ditrasporto degli studenti delle scuole medie e superiori.

Con il via libera alla Camera, si fa più vicino l’ingresso degli esclusi dal bonus maturità nelle università a numero chiuso, cioè Medicina e chirurgia, Odontoiatria, Veterinaria e Architettura. Come previsto dal compromesso trovato in Commissione, infatti, gli studenti che, vantando il credito del bonus, avrebbero potuto raggiungere il punteggio necessario per essere ammessi, saranno iscritti in sovrannumero nelle università, secondo il punteggio complessivo ottenuto e l’ordine di preferenza delle sedi indicate al momento dell’iscrizione al test di accesso. Potranno vedersi assegnare il voto aggiuntivo della maturità solo gli studenti che hanno ottenuto almeno venti punti al test di accesso. Gli studenti coinvolti potranno scegliere se iscriversi subito, oppure l’anno prossimo, nel caso vogliano completare l’anno accademico presso un’altra facoltà e farsi poi convalidare gli esami sostenuti. La stessa opportunità è data a quegli studenti che non hanno potuto, sempre perché penalizzati dal mancato bonus, iscriversi nell’ateneo preferito: anche in questo caso potranno trasferirsi immediatamente oppure riservarsi quest’opzione per settembre 2014.

 Una delle novità che emerge dagli emendamenti approvati durante la discussione è quella di costruire un nuovo concetto di scuola. A dettare la linea, due punti: un emendamento, che prevede esplicitamente che i 10 milioni per la formazione dei docenti dovranno essere utilizzati non solo per migliorare le competenze degli studenti, ma puntare anche sull’educazione “all’affettività, al rispetto delle diversità e delle pari opportunità di genere e al superamento degli stereotipi di genere”. E un ordine del giorno, accolto dal governo, che introduce il rispetto del codice delle pari opportunità nei libri di testo: mai più didattica che rischi di discriminare o offendere, per capirci. Il decreto punta anche ad educare al rispetto del corpo e della salute: il divieto di fumo è esteso ai cortili e alle sigarette elettroniche, mentre gli stili di vita sani – educazione fisica e abitudini alimentari corrette- vengono promossi.

Sempre per gli studenti di Medicina poi, arriva un’altra novità dal decreto scuola: le specializzazioni dureranno di meno, in linea con quanto accade negli altri Paesi europei. In generale, saranno tagliati i corsi di specializzazione almeno di un anno. Le nuove regole saranno gradualmente introdotte per gli studenti dei primi anni, mentre per quelli dal quarto anno in poi saranno valide le norme precedenti.

Una riduzione dovrebbe avvenire anche per il numero di studenti per classe: per ora un ordine del giorno impegna il governo ad occuparsi delle famigerate classi pollaio. E si punta pure a far calare quella fetta enorme di ragazzi che lascia la scuola prima del tempo: fondi ad hoc finanzieranno i progetti integrativi contro la dispersione scolastica.

Entro il 2015 gli istituti scolastici potranno elaborare da sé il materiale didattico digitale da usare, sotto la supervisione di un docente che garantisca la qualità dell’opera sotto il profilo scientifico e didattico. E comunque lo Stato non può più tirarsi indietro: il suo compito è quello di “promuovere – si legge al 2 quater - lo sviluppo della cultura digitale”, definire “politiche di incentivo alla domanda di servizi digitali” e favorire “l’alfabetizzazione informatica anche tramite una nuova generazione di testi scolastici preferibilmente su piattaforme aperte che prevedano la possibilità di azioni collaborative tra docenti, studenti ed editori”.

 Viene introdotta la lingua inglese anche alla scuola materna dove verrano insegnati i «primi rudimenti» della lingua.

  Si comincia all’ultimo anno della scuola media, per capire verso che istituto scolastico secondario orientarsi, si prosegue negli ultimi due anni di liceo o istituto professionale, per indirizzarsi all’università oppure nel mondo del lavoro. Si chiama orientamento, ed è uno dei cardini del decreto, che punta a fare degli studenti di oggi dei lavoratori domani, non fra decenni. Per questo viene avviato, a partire dal triennio 2014-2016, un programma di sperimentazione con formazione in azienda e contratti di apprendistato.

 Ottocento milioni saranno destinati a ricostruire o costruire di sana pianta le scuole malandate del nostro Paese: il mutuo che l’Italia contrarrà con la Banca di sviluppo europea le costerà 40 milioni di euro all’anno per i prossimi trent’anni, ma dovrebbe permettere un risanamento generale delle strutture, in base alle esigenze dichiarate dalle Regioni. Ma, per evitare sprechi e ritardi, il ministro delle Infrastrutture, quello dell’Economia e il titolare dell’Istruzione predispongono insieme una relazione da trasmettere ogni anno alle Camere sullo stato di avanzamento dei lavori relativi a interventi di edilizia scolastica e sull’andamento della spesa.

 Il decreto infine, rilancia l’Alta formazione artistica, musicale e coreutica e stanzia un milione di euro per le accademie di belle arti non statali “al fine di rimediare alle gravi difficoltà finanziarie”. Al via anche un monitoraggio della didattica negli istituti superiori: dopo aver riportato la geografia negli istituti tecnici professionali, potrebbe essere il primo passo per salvaguardare l’insegnamento della storia dell’arte, penalizzato dalla riforma Gelmini.