Lunedì, 26 Ottobre 2020 - Ore
Direttora: ANNAMARIA FERRETTI
Facciamo Notizie

Trionfo della cannabis light nel 2019: numeri e statistiche alla mano!

Nel rispetto della legge i prodotti stanno riscuotendo molto successo

Pubblicato in Lifestyle il 29/04/2020 da Teresa Salerno

In riferimento alla vendita legale di prodotti contenenti cannabis, nei quantitativi indicati dalla legge, l’Italia, inutile negarlo, è decisamente indietro rispetto ai Paesi dell’Europa Continentale, Olanda in primis. Il confronto poi con realtà ben più affermate, come gli Stati Uniti d’America, è davvero inutile proporlo, visto che non reggerebbe. Tuttavia, il comparto in oggetto ha attraversato un momento decisamente positivo nel 2019, anche su scala nazionale. Qualcosa, infatti, si è mosso. Non è perciò un’iperbole asserire che il 2019 è stato l’anno del trionfo della vendita online di cannabis light in Italia.

Legge 242/2016

Ma partiamo con ordine. Stando a quanto riportato qui, in riferimento alla coltivazione della canapa, a fini industriali, in Italia vi è la Legge 242/2016 che determina la soglia limite di concentrazione del THC, corrispondente allo 0,6%. Cosa significa in concreto? Sostanzialmente che la coltivazione e la messa in commercio di cannabis deve presentare una percentuale di tetraidrocannabidiolo non superiore allo 0,6%. Questa è appunto la soglia limite legale.

Il Legislatore Europeo, invece, stabilisce nello 0,2% la soglia massima di tetraidrocannabidiolo. A tal proposito, vale la pena segnalare il Regolamento 1306/2013 che permetteva a chi coltivava canapa di ottenere incentivi fiscali dal Fondo Europeo, a patto che il THC presente nelle piante non oltrepassasse il limite percentuale dello 0,2%.

Successivamente, e per la precisione a distanza di un anno, è stata la volta del Regolamento 639/2014 che, oltre a finire il quadro, stabiliva che l’accesso ai finanziamenti continentali era fattibile solo nella circostanza in cui i coltivatori piantassero piante accettate dal Legislatore Europeo e catalogate all’interno di una lista specifica. In riferimento alla vendita di cannabis, invece, non compare nulla di specifico a riguardo.

In tal senso, i coltivatori dislocati sul territorio nazionale, rispondono per ovvi motivi alla legge italiana. Ai sensi di quanto indicato nella Legge 242/2016, viene negata la responsabilità dei coltivatori e dei commercianti di cannabis con un quantitativo di THC fra lo 0,2% e lo 0,6%. Quando la soglia di tetraidrocannabidiolo si attesta a livelli in questione, all’attività non occorre alcuna autorizzazione. Sempre nel nostro Paese, le piante ammesse sono quelle incluse nel registro messo a punto dall’Unione Europea. Il tutto, però, va letto non nell’ottica dei finanziamenti a fondo europeo, ma in relazione alla salvaguardia della salute pubblica.

Cosa ha introdotto il 2019 in materia di commercializzazione della cannabis?

Gran parte dei cambiamenti a tema sono stati introdotti dalla sentenza della Corte di Cassazione, datata 19 dicembre, e da una circolare del Ministero della Sanità di pochi mesi addietro, in cui venivano regolamentati i vari articoli di natura alimentare, contenenti quantitativi di marijuana. Tutto questo, ovviamente, in quanto derivati.

Dai suddetti interventi è di fatto venuta fuori una maggiore consapevolezza degli italiani su un argomento a tratti leggermente ostico. Anche per gli organi di governo, infatti, la coltivazione della canapa presenta potenzialità certamente considerevoli che al giorno d’oggi non possono essere affatto prese sotto gamba.

La Corte di Cassazione ha ritenuto legale la coltivazione della canapa, escludendo nella maniera più categorica di far incappare gli addetti ai lavori in reati. Conditio sine qua non, chiaramente, è che la soglia di tetraidrocannabidiolo non superi lo 0,6% e che l’intera attività sia prettamente ad uso personale. Per dedurre che si tratti di consumo domestico, la Corte di Cassazione ha riportato i vari indici che devono essere tutti presenti nei limiti massimi. Anche il modesto quantitativo di piante, insieme alla rudimentalità degli arnesi da lavoro, sono parte integrante di questo discorso. Non devono esserci gli estremi che lascino intendere che ci si possa trovare dinanzi ad un business a tutti gli effetti.

Che sia l’inizio della tanto sognata liberalizzazione della cannabis? In molti ci sperano, visto che verrebbero sottratte risorse economiche al mercato nero, dove le associazioni criminali giocano ancora un ruolo da protagonista.

Derivati della cannabis ad uso alimentare

Capitolo a parte lo meritano i derivati della cannabis ad uso alimentare. Oli e farine, infatti, si confermano specialità gourmet, particolarmente apprezzate da chi si considera una buona forchetta ed è intenzionato a fare sempre nuove esperienze in materia di cibo. Vi è in tal senso anche una soglia limite di THC che per quanto riguarda gli oli prodotti dai semi di canapa è pari allo 0,5%, mentre nel caso delle farine, scende allo 0,2%.

Cambiamenti a dir poco rivoluzionari, per cui occorrerà ancora aspettare

Come si dice però in questi casi, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare e prima che il Legislatore percepisca le indicazioni della Corte di Cassazione, con ogni probabilità bisognerà ancora attendere del tempo. La salvaguardia della salute pubblica, la richiesta di prodotti a tema effettuata solo ed esclusivamente presso rivenditori autorizzati di semi di cannabis, la ricerca del miglior portale di e-commerce in quanto a competitività dell’offerta di natura commerciale e dei prezzi, costituisce di sicuro un bel passo in avanti rispetto al passato. C’è quindi da sperare. I consumatori oggigiorno vogliono essere informati su quello che acquistano. I dati circa l’anno di coltivazione dei semi e del Paese di provenienza sono chiari soltanto nella condizione in cui ci si rivolga a rivenditori autorizzati, come i siti di e-commerce. Chiedendo il prodotto presso il mercato nero, infatti, le chance di sapere quanto richiesto sono pressoché nulle.

Tirando le somme

In un momento storico, dove l’economia non attraversa di certo un momento particolarmente roseo, ci sono tuttavia dei settori in crescita: i trend dimostrano che la domanda relativa ai prodotti contenenti canapa e marijuana risulta in costante crescita, specie per quanto riguarda gli acquisti online, tutelati dalla rapidità di selezione dei prodotti per cui si nutre interesse, dalla sicurezza della transazione, dall’immediatezza della consegna visto che bastano circa 24/48 ore per ricevere a domicilio quanto ordinato, e infine dall’anonimato dell’acquisto, visto che il pacco che arriva a casa è completamente sigillato. Nessuno, né il vicino, né tanto meno il portiere potranno sapere cosa contiene.

In questo contesto, ad emergere su scala nazionale e continentale è sensoryseeds.it, primo shop per ciò che concerne la vendita di prodotti contenenti canapa e cannabis. La farina di canapa, i cuori di semi di canapa, l’olio di semi di canapa sono gli articoli di punta, decisamente ambiti da chi ha voglia di fare qualche variazione alle classiche ricette italiane e da chi non si stanca mai di sperimentare cose nuove quando lavora ai fornelli. Il pesto genovese, realizzato con olio di semi di canapa, così come il pane a base di farina di canapa, caratterizzato per un marcato sapore alla nocciola, sono decisamente ben apprezzati e positivamente recensiti da chi lo ha provato. D’altronde, sensoryseeds.it si conferma da anni come il sito di e-commerce numero 1 in Italia e in Europa, in riferimento alla vendita online di prodotti a base di canapa e cannabis. Qualità della materia prima, in grado di soddisfare le esigenze di una clientela selettiva, prezzi concorrenziali, velocità delle consegne e assistenza orientata al cliente, con tanto di Facebook Messenger, al fine di chiarire eventuali dubbi, sono i punti di forza di questo valido portale di e-commerce. I suddetti fattori, messi insieme, costituiscono pertanto il giusto mix per riuscire a guadagnare quote di mercato, in un settore in costante movimento, ma non ancora giunto a livelli consolidati.