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Il Coronavirus non ferma gli eSports

Se da un lato lo sport tradizionale è costretto a fermarsi, dall’altro quello elettronico continua a macinare chilometri. Anche in economia

Pubblicato in Lifestyle il 07/04/2020 da Teresa Salerno

Il mondo si ferma, l’economia si ferma, lo sport si ferma. L’emergenza Coronavirus ha costretto tutti quanti a fare un passo indietro, a stopparsi, a mettersi in pausa. E così anche l’industria del calcio ha dovuto premere il tasto pausa. Niente Europei 2020, niente Copa America, sospesi i campionati nazionali, la Champions League e l’Europa League, rinviate addirittura le Olimpiadi di Tokyo 2020. 

Eppure, in questo clima di negatività e di immobilità, c’è un settore che continua a macinare successi e quindi visibilità, utenti, economia: quello degli eSports. Stiamo parlando delle discipline elettroniche, di quelli che per i non esperti sono “solo” videogiochi competitivi. La realtà, però, è ben diversa: il giro d’affari del 2019 ha superato per la prima volta il miliardo di dollari e le previsioni per il futuro sono addirittura migliori. Si tratta di “un mercato in crescita, anche se ancora a diverse velocità – ha spiegato a Calcio e Finanza Giulio Coraggio, responsabile del Gruppo Globale sui Giochi dello studio legale DLA Piper - In precedenza, la convinzione era che si trattasse di un mercato esclusivamente dedicato ai più giovani, ora invece è attraente anche fino ai 40 anni. Per fare un esempio, in termini di pubblico, finale di “League of Legends”, che è uno dei giochi più popolari del settore, è stata vista da milioni di spettatori”. 

Gli eSports, infatti, sono in grandissima espansione e potrebbero trarre linfa vitale proprio da questa emergenza Covid-19. Se da un lato tutti i campionati professionistici sono bloccati, dall'altro i videogiochi competitivi, legati all'online, possono proseguire senza infrangere nessun Decreto Ministeriale, senza mettere a rischio la vita e la salute di nessun appassionato. Presto, insomma, si potrebbe ripetere quanto successo con NBA 2K Esports League, una pazza idea avuta da Adam Silver. Si trattava di replicare in virtuale il massimo campionato cestistico mamericano. Un qualcosa di impossibile, di irreale, di inutile. Un qualcosa che oggi vant 3 milioni di spettatori in contemporanea.

Una cosa che potrebbe anche replicarsi da noi: “Diversi club di Serie A hanno realizzato i propri team - ha spiegato ancora coraggio - i club hanno capito che queste possono essere nuove tipologie di ricavi. Non si tratta di un fuoco di paglia, anzi questa è un’occasione, visto che spesso si sente dire che sarà difficile ritornare alle nostre abitudini originali”.

Sarà difficile cambiare, è vero. Sarà difficile appassionarsi a giochi virtuali, solo digitali. Ma è il futuro e di certo non si può fermare.