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Uil Puglia: 'Se il pubblico portasse i lavoratori in campagna sarebbe più facile sconfiggere il caporalato'

Il segretario generale Aldo Pugliese: ' Avviare un controllo con l'aiuto della Regione'

Pubblicato in Lavoro Sviluppo e Lavoro il 17/08/2015 da Redazione
“Il fenomeno del caporalato è lo schiavismo dei nostri tempi e per sconfiggerlo non servono le parole ma fatti concreti: se fosse il pubblico ad attrezzare il trasporto dei lavoratori verso i campi, si darebbe un colpo gravissimo ai caporali”: è quanto sostiene il segretario generale della Uil Puglia, Aldo Pugliese, ricordando gli incidenti mortali che in questo torrido agosto si sono verificati nelle campagne della regione, ma anche gli incontri che Uil e Uila hanno tenuto prima della pausa estiva col prefetto di Bari per concertare un’azione comune.
“Ogni tanto c’è chi cerca di inventarsi qualcosa – dice Pugliese – come fa il governo con la Cabina di regia che regola il lavoro agricolo: un doppione di altri organismi esistenti che non produce nei fatti alcun effetto. Invece, le leggi ci sono e andrebbero applicate. La Puglia, ad esempio, in parte lo ha fatto ai tempi del primo governo Vendola, quando grazie a pressanti ispezioni si riuscì a bloccare l’odioso fenomeno. Poi, più nulla. Ed è questo l’errore: siamo di fronte a un evento consolidato che va combattuto con continuità e decisione”.
Secondo la Uil è invece necessario un contrasto effettivo: “Intanto avviando un controllo con l’aiuto della Regione, degli enti locali, del sindacato e sotto il coordinamento delle Prefetture. Se il pubblico entrasse davvero nel merito e si occupasse del trasporto dei lavoratori, sarebbe anche possibile organizzare il lavoro di ispezione, controllare la regolarità contributiva delle aziende e soprattutto la congruità del rapporto tra produzione ed occupati, da cui si può capire quanta gente effettivamente lavora”.
Insomma, i mezzi ci sarebbero, ma c’è anche un timore: “La Regione è in fortissimo ritardo col Piano di Sviluppo Regionale 2007/2013 – conclude Pugliese – per cui rischia di perdere contributi. Non vorremmo che, pur di non perderli, finisse con concederli a chi invece sfrutta i lavoratori. Sarebbe una beffa concedere premi a chi non li merita. Se così fosse, molto meglio restituire il denaro a Bruxelles”.