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Violenza sulle donne, un decalogo con le parole da bandire per proteggere le vittime

Il progetto è nato in occasione della tappa fiorentina del progetto "Stop alla violenza di genere. Formare per fermare". Tra le affermazioni da bollino rosso 'se l'è cercata' e 'perché lei non lo ha lasciato?'

Pubblicato in Donne il 27/02/2019 da Gian Vito Cafaro

Le parole pesano più delle pietre e usarle in modo improprio può fare male. Ancor più se un linguaggio sbagliato viene utilizzato per descrivere la violenza contro le donne. Per aumentare la consapevolezza e aiutare i professionisti dell'informazione a trovare sempre le parole giuste, è stato ideato un decalogo di stereotipi e luoghi comuni da non usare quando si racconta la violenza di genere. Nato in occasione della tappa fiorentina del progetto "Stop alla violenza di genere. Formare per fermare", promosso dal Gruppo Menarini e accreditato dall'Ordine dei Giornalisti della Toscana presso l'Ordine dei Giornalisti Nazionale, l'elenco delle parole da bollino rosso è uno strumento pratico per parlare di violenza sulle donne in modo appropriato. Pensato per aiutare i media ma anche l'opinione pubblica ad affrontare il tema in maniera opportuna. Nel decalogo contro gli stereotipi diventano da bollino rosso espressioni come 'amore malato', 'raptus', 'lei lo tradiva', 'se l'è cercata', 'perché lei non lo ha lasciato?', 'era un bravo ragazzo, un padre buono', 'follia', e poi le informazioni su come era vestita, i particolari raccapriccianti, l'indicazione sul tipo di ferite. In Italia nel 2018 sono state uccise 69 donne, 7 milioni quelle che pur non avendo perso la vita sono state picchiate, maltrattate o violentate. Dal 2000 a oggi si è consumata una strage con 3.100 vittime. 



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