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A Bari il convegno organizzato da Ande: '70 anni da cittadine: storie, conquiste e prospettive'

All'incontro hanno partecipato la prof.ssa Letizia Carrera, dell’Università degli Studi di Bari e la prof.ssa Francesca Milella Bibolotti, docente di Storia e Filosofia

Pubblicato in Donne il 21/03/2016 da Redazione

Si è svolto con successo l’incontro promosso dalla presidente Dott.ssa Donatella Campagna Macerollo l’incontro ’70 anni da cittadine’ che ha visto la presenza di due illustri relatrici, la prof.ssa Letizia Carrera, dell’Università degli Studi di Bari e la prof.ssa Francesca Milella Bibolotti, docente di Storia e Filosofia.

La presidente Campagna  illustre brevemente come la fondatrice dell’Ande Carlotta Orlando nel 1946, al ritorno da una sua esperienza americana, e all’alba della concessione del voto alle donne, pensa ad un’associazione con l’obiettivo a formare le donne a gestire il diritto appena acquisito, formando in loro quella coscienza politica che ha consentito la partecipazione consapevole alla rinascita del nostro Paese e rendendole sempre più protagoniste della vita politica attiva.

Il saluto della consigliera della Città Metropolitana con delega ai Beni Culturali, dott.ssa Francesca Pietroforte, parlando della sua esperienza di amministratore politico,  ha messo in risalto di come, ancora oggi nel 2016, non sono superate le riserve che ancora molti hanno nei confronti di un politico che non solo è giovane, ma è anche donna. La consigliera comunque sottolinea di quanta strada nel corso degli ultimi decenni è stata percorsa grazie a donne e a uomini illuminati, ma conferma che tanta strada è ancora da fare.

La giornalista, Carmela Formicola, caporedattore della gazzetta del mezzogiorno, pur sottolineando  la grande forza delle donne, la formazione di una forte identità femminile,  utile a  superare le grandi difficoltà che si  incontrano in tutti i settori, dopo 70 anni dal voto alle donne si  deve registrare qualche passo indietro a livello culturale: l’elaborazione del pensiero politico femminile avviato nel 1946 si è fermata alla fine del ‘900.

Oggi i le donne non votano le donne, ma soprattutto oggi le donne non vanno a votare perché c’è una disaffezione alla politica.

 Questa è  sfida che  vuole lanciare all’Ande: cercare di definire cosa rappresenta questo assenteismo, questo allontanarsi dalla politica, mentre  nello stesso periodo storico negli altri Paesi si registra un grande entusiasmo dei cittadini nella partecipazione alla vita pubblica.

 

Lo sguardo della  prof.ssa  Francesca Milella Bibolotti  è rivolto al grande percorso dell’emancipazione femminile  dall’800 al ‘900, proprio perché guardando alle grandi battaglie condotte dalle donne, in un momento storico in cui dovevano conquistare anche il diritto a lottare,  si riesce a comprendere il valore dei diritti  oggi.

Il femminismo, infatti,  nasce  dal movimento delle donne che cercano di creare consapevolezza nelle altre donne, attraverso una circolazione delle idee di emancipazione e nasce  nel periodo postunitario, quando non esisteva il minimo protagonismo femminile, quando poche erano  le donne istruite, pochissime le laureate.

E comunque è solo dopo la seconda guerra  mondiale che in Italia  si comincia a registrare il successo del movimento delle donne, con il riconoscimento da parte del governo,  di quanto le donne hanno lavorato durante la guerra, sia nelle fabbriche, sia nei campi di battaglia assistendo i feriti,  fino ad arrivare al  voto  nel 1946.

Oggi le donne sembrano  non avere alcun interesse a  questo diritto così faticosamente raggiunto.

Questa è la vera sfida dell’Ande in questi prossimi anni, riproponendo il faticoso cammino dell’emancipazione, ridare valore alle conquiste, prima fra tutte, la concessione del diritto al voto, per ricostituire nelle donne  la consapevolezza ad esserci, a partecipare.

 

La prof.ssa Carrera  valutando la profondità dell’excursus storico afferma che in effetti  sembrerebbe anacronistico discutere oggi sui diritti alle donne.

Invece è un argomento attualissimo:  la stessa  disaffezione la si riscontra in tutta la popolazione, dovuto sia al vuoto di rappresentanza, sia alle modalità di espressione del voto, sia ad un vuoto anomico che non consente di progettare a lungo termine, mentre la politica deve avere uno sguardo lungo, proiettato verso il futuro.

 Oggi tutto è veloce, anche la cultura, che oggi è semi-cultura (vedi i 3 anni della mini laurea) che non consente l’acquisizione di competenza critica, presupposto   indispensabile per poter scegliere in politica. Per le donne poi ci sono  altre difficoltà da superare, per esempio  non si percepiscono  adatte alla politica , infatti mentre il lavoro è penetrato nel progetto identitario delle donne, la politica non rientra nel loro modello di vita e questo è confermato da una ricerca effettuata sulle votazioni politiche del 2013, che ha registrato una partecipazione delle donne molto bassa,  ancora più bassa nei risultati.

Da sottolineare poi il ruolo che le donne rivestono in politica, quasi tutti collegati al settore di welfare o comunque di caring, confermando ancora una volta quella segregazione orizzontale che nasce già al momento della scelta del percorso formativo delle donne.

A tutto questo è ancora oggi da aggiungere il  problema di conciliazione del lavoro e del lavoro di cura, sempre a carico delle donne, non supportate da un welfare significativo.

 La politica, con le sue modalità di svolgimento,  è ancora ‘una cosa da uomini’, nonostante gli strumenti di democrazia paritaria introdotte negli ultimi anni.

Oggi è il momento di una ferma riflessione politica, di un sistema welfare completamente rivisitato, di soluzioni  collettive a problemi individuali.