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'Rompiamo il silenzio', una donna su tre è vittima di violenza ma ancora pochi accessi ai CAV

Il dato emerso durante un incontro organizzato a Castellaneta: 'Non possiamo continuare a vivere in una società che non vede la violenza'

Pubblicato in Donne il 14/11/2018 da Redazione

Secondo l’Istat 1 donna su 3 è vittima di violenza. Ma quelle che arrivano ai CAV sono pochissime rispetto al fenomeno. È uno dei dati emersi durante l’incontro pubblico “Disamorex: comunicazioni contro la violenza”, tenutosi a Castellaneta e promosso dal Centro Antiviolenza “Rompiamo il silenzio”.

Dopo i saluti del sindaco Giovanni Gugliotti e dell’Assessore alle Politiche Sociali, Alfredo Cellamare, la prof.ssa Maria Teresa Stasolla ha introdotto l’incontro presentando Angela Lacitignola, presidente dell’Associazione Sud Est Donne che gestisce il Centro antiviolenza Rompiamo il Silenzio convenzionato con l’Ambito territoriale di Ginosa dal 2015 e che ha accolto, dal 2015 a oggi, 63 donne.

“Un numero esiguo rispetto agli accessi di altri Ambiti territoriali - ribadisce Angela Lacitignola - nonostante l’impegno di triplicare gli sportelli, privilegiando quei paesi non perfettamente collegati con il comune capofila, come i comuni di Castellaneta e Ginosa Marina. Non possiamo continuare a vivere in una società che non vede la violenza. Se pensiamo che la violenza fisica, quella che lascia segni evidenti sulla pelle delle donne, viene minimizzata dalle stesse Forze dell'ordine, è facile immaginare quanto sia ancora più difficile per le tante donne che subiscono maltrattamenti psicologici, tanto insidiosi da non essere riconosciuti, alle volte, dalle stesse vittime”.

Per questo il Centro antiviolenza con la campagna di sensibilizzazione “Dalla resistenza alla resilienza” e con questo incontro sta promuovendo forme diverse per informare e formare le donne a riconoscere e consapevolizzare le varie forme di violenza di genere. Donatella Caione di “Donne in rete”, responsabile di Matilda Editrice ha descritto una scatolina che sembra essere di un farmaco: è “Disamorex – Chiamarlo amore non si può”, salva vita per le donne a rischio di violenza.

Un oggetto simpatico ma dalla grande efficacia che evidenzia quanto la violenza sia un problema di salute pubblica. Sarebbe utile che le farmacie e i CAV lo utilizzassero nelle varie campagne di informazione.

L’incontro si è concluso con l’intervento di Roberta Girardi, operatrice di primo ascolto del Centro Antiviolenza Rompiamo il Silenzio che, dopo avere spiegato come opera il CAV, ha espresso la fatica delle donne a costruire rapporti di fiducia, a credere nelle istituzioni e nel sistema giustizia dopo aver sperimentato sulla propria pelle, spesso, ma non sempre, i segni del maltrattamento istituzionale.

 



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