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Otto marzo, Principale (Cgil Puglia): 'Non ce la fate proprio a chiamarla giornata della donna'

La riflessione della segretaria del Sindacato Pensionati: 'Noi abbiamo il dovere, tutte insieme, di assicurare un futuro diverso alle donne di domani'

Pubblicato in Donne il 08/03/2019 da Redazione

Di seguito una riflessione di Filomena Principale, segretaria del Sindacato Pensionati Cgil Puglia.

“L’8 marzo ha sempre più i connotati di una ricorrenza festaiola e commerciale, perdendo di vista le ragioni perle quali, l’impegno e le lotte delle donne, sono diventate  “Storia” di questo Paese, cosi come nel resto del mondo. Siamo tornate ad essere SOLE. E quando si è sole si è più fragili, più vulnerabili. Siamo tornate, soprattutto,  ad “affidarci agli uomini” abbandonando i nostri luoghi, il nostro linguaggio, la nostra discussione ed elaborazione; disgregando quella rete che si era cominciata a costruire, pensando che i diritti, una volta acquisiti restano li, a garanzia di tutte.

Non è cosi! E oggi siamo avviluppate in un clima di retrocessione dei diritti, che mai avremmo pensato potesse colpirci.

È stato un lavoro lento e sottile che, in questi anni alle nostre spalle, complice la crisi economica, è andato realizzandosi. Si è “minato” un terreno di buone pratiche e di legislazione innovativa, che ha disturbato qualcuno, ed oggi è facile contrapporre all’invecchiamento del Paese l’enfasi per la notizia che un fatto privato – come la nascita dell’undicesimo figlio – fino a farla diventare attualità politica. Un’attualità che vede una speranza di vita per le donne, di 85 anni, più lunga di quella degli uomini, ma vissuta in condizioni di salute precarie, con patologie degenerative che incidono fortemente sulla qualità della vita. E quando a questo si aggiunge, come nella nostra regione, un reddito da pensione che è quasi sempre al minimo, aumenta ulteriormente l’esposizione a condizioni di disagio economico e povertà.

Ma non è una lotta tra anziane e giovani donne quella che deve suscitare la mia riflessione. È invece un appello, un invito alle giovani donne a riprendere l’iniziativa. Facciamolo insieme, facciamolo subito perché le risposte devono arrivare a tutte. Deve farsi strada una cultura di genere che utilizza un linguaggio rispettoso tra uomini e donne, che ridia senso e valore alle parole; una cultura che sconfigga gli stereotipi che ancora creano disparità e umiliano i modelli femminili; una cultura che investa ed orienti le scelte politiche finalizzate ad accrescere l’occupazione femminile ma, anche, il lavoro di cura equamente diviso all’interno del nucleo familiare, che crei le condizioni affinché i servizi territoriali siano il valido supporto alla presa in carico di bambini, disabili e non autosufficienti.

Una cultura infine che respinga in maniera netta e consapevole la violenza nei confronti delle donne. Un cancro che non conosce età, che colpisce per strada, nelle case – comprese quelle protette come le strutture residenziali per anziani e non autosufficienti – nei luoghi di lavoro e che conosce la sola giustificazione del possesso della persona. Noi abbiamo il dovere, tutte insieme, di assicurare un futuro diverso alle donne di domani. Per questo serve uscire dal silenzio e dagli spazi chiusi dove ci vogliono far tornare. Ci troverete nel territorio con le tante iniziative che i Coordinamenti delle donne SPI CGIL stanno realizzando perché per noi l’8 marzo è stato e, sarà sempre, pratica diffusa di memoria e di presente”.