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Teatro, weekend ricco di spettacoli in Puglia: 'I suoceri albanesi' al Paisiello di Lecce, 'Cabaret D'Annunzio' a Barletta

Attesa anche per ‘L’ispettore Drake e il delitto perfetto’, lo spettacolo di David Tristam per la regia di Sergio Assisi che andrà in scena domani al teatro Fasano di Taviano

Pubblicato in Cultura e Spettacoli il 31/03/2017 da Redazione

Andrà in scena questa sera al Teatro Paisiello di Lecce ‘I suoceri albanesi’, spettacolo di Gianni Clementi con Francesco Pannofino ed Emanuela Rossi. L’opera arriverà anche nei teatri di Nardò, San Severo, Gioia del Colle, Putignano e Melendugno.

Una famiglia borghese: un padre, una madre e una figlia. Entrambi cercano quotidianamente di trasmettere alla figlia Camilla, 16enne, valori importanti: l’importanza della politica, della solidarietà, della fratellanza. La rottura di una tubazione del bagno di servizio, che rischia di allagare l’appartamento sottostante, obbliga i coniugi a chiamare una ditta per il restauro.Viaggi su barconi fatiscenti, periodi di clandestinità, infine l’agognato permesso di soggiorno fanno parte del passato dei due operai albanesi.Un esempio da seguire per Camilla e i giovani come lei, ma un giorno Lucio dimentica un importante documento, torna a casa ad un orario imprevi-sto e le certezze sue e di Ginevra crollano come un castello di carte.

 

Attesa anche per ‘L’ispettore Drake e il delitto perfetto’, lo spettacolo di David Tristam per la regia di Sergio Assisi che andrà in scena questa sera al teatro Fasano di Taviano.

 Quando un genio decide di commettere un delitto, il piano che mette in pratica per portare a termine il suo progetto è a prova di errore. Ma è anche a prova di idiota? L’Ispettore Drake e il suo fido aiutante Plod si ritrovano a dover affrontare la più grande sfida delle loro carriere: risolvere un misterioso delitto. Chi è il dottor Short? E perché ha sposato un facocero? É stato lui ad uccidere la sua quarta moglie o è stata la sua quarta moglie a uccidere lui? Ma soprattutto, perché c’è un lampione in salotto? Queste sono solo alcune delle domande a cui l’ispettore dovrà dare una risposta. Al servizio di un thriller surreale, l’Ispettore Drake racchiude in sé tutti i luoghi comuni del detective esasperati all’ennesima potenza, fino ad ottenere una miscela irresistibilmente comica.

 

Al teatro Curci di Barletta e successivamente a Corato e Grottaglie andrà in scena Cabaret D’Annunzio, opera nata da un’idea di Gianpiero Borgia per la regia di Fabrizio Sinisi.

Dalla giovanile trovata autopubblicitaria di “fingere la propria morte” alla conquista della vita mondana di Roma, dalla “beffa di Buccari” all’amore travolgente con la divina Eleonora Duse, dalla presa di Fiume all’esilio parigino, dal vitalismo amoroso e guerresco al fastoso crepuscolo del Vittoriale, quella di Gabriele D’Annunzio è stata senza dubbio un’esistenza fuori dal comune. Al centro di velenose controversie e polemiche antipatie, D’Annunzio è stato di certo uno fra i più importanti e discussi personaggi italiani del Novecento: la sua vita è un luogo straordinario dove tutto il nostro paese e il nostro secolo può specchiarsi, capirsi, anche pentirsi. Come ha scritto Piero Chiara, D’Annunzio è «un uomo che seppe in sé riassumere tutto un gusto e tutta una mentalità, la gloria e la miseria del carattere italiano». Gabriele D’Annunzio è la nostra (cattiva) coscienza, il nostro orgoglio e il nostro rimorso; è una forma dell’inconscio dell’italianità.

Cabaret D’Annunzio di questa esistenza incredibile ripercorre, con ironia più che con fedeltà storiografica, i tratti del percorso che D’Annunzio ha compiuto innanzitutto da grandissimo artista della comunicazione.

 Avendo compreso infatti, prima di ogni altro e assai in anticipo, non solo rispetto al suo ma anche al nostro tempo, l’importanza delle strategie di comunicazione, D’Annunzio ha fatto propri e utilizzato a suo piacere i medium di massa.  Ha così concependo il compimento della propria esistenza come la creazione di una monumentale e indimenticabile Autobiografia.

D’Annunzio ha programmaticamente e continuamente valicato i confini tra la vita e l’arte, incurante delle conseguenze di ciò nell’esistenza altrui, tanto nel privato, quanto nella politica e quindi della storia. La città di Fiume è stata palcoscenico e vittima della più nota delle sue imprese e particolare senso assume questo progetto realizzato con il Dramma Italiano del Teatro Nazionale della città.   D’Annunzio è per me il primo di una potenziale galleria di personaggi scomodi della storia e della cultura italiane, ai quali dedicare un ciclo teatrale, che Cabaret D'Annunzio inaugura, e che ha due fondamentali radici: una è la commedia brillante, il teatro di avanspettacolo, di cui nei passati decenni l’Italia è stata fucina; l'altra è il teatro brechtiano.

In uno spettacolo che coniuga musica e prosa, poesia e biopic, dramma didattico e musical, azione e narrazione, questo finto Cabaret si muove con agio tra un genere e l’altro, creando una miscela che vuole divertire, cioè far riflettere, istruire e quindi sorprendere, nel tentativo grandioso e impossibile che il teatro ha sempre sentito come suo specifico: cambiare se non il corso, almeno la lettura della Storia.



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