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Premio Troisi, il barese Alejandro De Marzo vince la sezione testi teatrali

Pubblicato in Cultura e Spettacoli il 29/07/2019 da Redazione

Alejandro De Marzo, nato a Caracas il 02/08/1977 e residente a Bari, ha vinto il Premio Troisi 2019 sezione testi teatrali. Questa la motivazione della giuria:

"Alejandro De Marzo costruisce un testo teatrale complesso che spicca per il suo carattere corale. Molteplici personaggi si ritrovano a una cena per festeggiare Emanuele, protagonista in absentia dell'opera. I dialoghi svelano conflitti sottesi, bisogni inappagati, tradimenti non confessati. Le voci dei personaggi si accavallano nel tentativo di conoscersi, e realmente. Questo suo atto unico si confronta, in tal senso, non solo con la tradizione della scena internazionale, precedente e coeva, ma anche con uno dei congegni tipici della cinematografia, la condivisione del cibo, e il confronto tra molteplici voci e vite, la percezione di una realtà altra e più complessa che da quelle voci emerge lentamente, fanno sicuramente pensare alla tradizione alta della nostra commedia all'italiana. Siamo nella dimensione dell'attesa, e in questa attesa si consuma la resa dei conti tra tipologie di uomini differenti: un operaio, una sindacalista una prostituta (giusto per citarne qualcuna). Importante soprattutto sottolineare come la dinamica dialogica si traduca inoltre in un continuo scambio di posti e di ruoli. È una cena in movimento, che determina rimodulazioni e risistemazioni. L'autore fissa nelle didascalie tre momenti diversi di tale movimento, disegnando con le parole e le immagini una sorta di versione contemporanea dell'ultima cena. Il protagonista della cena, Emanuele, il festeggiato, non arriverà mai, non si siederà con i propri sodali per condividere con loro cibo e vivande, una storia intera chiude l'intera opera. Anche lui, alter Christus, si è sacrificato. La sua morte però ha consentito all'umanità seduta a quel tavolo di rinascere. Cala il sipario e agli spettatori è distribuita una galletta di riso e un succo alla frutta, come recita la didascalia. Ci accorgiamo così improvvisamente che anche noi, spettatori o lettori, abbiamo partecipato a questa palingenesi, anche noi insomma siamo come i personaggi risorti insieme al suo autore". 

 

È scritto per un organico corale di 13 attori (tutti in scena contemporaneamente, senza protagonisti preminenti, alla luce di una mia poetica "collettivista" dell'attività teatrale) ed affronta il tema dei pregiudizi e stereotipi sociali incarnandoli nei personaggi e ciò che si dicono, fino al comune "dischiudersi" dei loro caratteri drammatici in virtù dei valori del dialogo e dell'inclusione sociale (acquista rilievo tematico il fenomeno attualissimo del migrante da integrare). È quindi un esperimento drammaturgico (dai vincoli produttivi controcorrente che pur ho tenuto presenti data la difficile sostenibilità odierna di allestimenti sopra i 6-7 componenti di cast) che tenta anche di declinare in modo post-moderno la tradizione spagnola degli autos sacramentales nella consapevolezza dell'assurdo beckettiano e pinteriano. In particolare è un lavoro che strizza l'occhio all'eucarestia, con il ricalco velato dei personaggi agli apostoli nell'ultima cena, in uno sviluppo che evoca un surreale positivo, di rinascita interiore e di orientamento costruttivo.



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