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Perché no? Jean-Baptiste Charcot: il “Barone rampante” della neurologia

Pubblicato in Cultura e Spettacoli Salute il 22/05/2022 da Dott. Angelo Schiavone - Neurologo

Questa tavola con placca in metallo che raffigura un punto interrogativo è esposta al Museo Nazionale di Storia di Parigi. Il reperto proviene dal relitto di una nave naufragata il 16 settembre 1936 sulle scogliere dello Stumfjord, Baia di Foxa, nella costa occidentale dell’Islanda. Il Comandante Jean-Baptiste Charcot, esploratore dell’Antartide e dell’Artico, morì con 39 dei suoi uomini, ci fu un solo sopravvissuto. 

Nel nome della nave “Pourquoi pas?” la spiegazione di quel punto interrogativo.


Ma cominciamo a narrare dal principio l’avventura del comandante Charcot al tempo dei pionieri dell’esplorazione dei PoliJean-Baptiste nacque nel 1867 nella sontuosa villa di Neuilly acquistata dal padreil celebre neurologo Jean-Martin Charcot, fondatore della neurologia moderna. Sin da bambino Jean-Baptiste amava fare gite per mare ed aveva espresso un forte desiderio di entrare nell’Accademia Navale. Voleva esplorare terre sconosciute, navigare verso i poli terrestri, e alle obiezioni del padre era solito rispondere “Pourquoi pas?”, frase che diventò una sorta di soprannome all’interno della famiglia.


Giunto all’età di 18 anni, il sogno del giovane Charcot si infranse contro il potere autoritario del padre, che lo gelò in modo perentorio: “Diventerai medico: una volta laureato, puoi fare quello che credi, ma fino a quel momento, fai quello che dico io.


Nell’agosto del 1893 il prof. Jean-Martin Charcot morì improvvisamente mentre conduceva ricerche sullo stato ipnotico e sulla relazione fra traumatismo e isteria. Jean-Baptiste era ancora uno studente di medicina e continuò gli studi fino a discutere la tesi di dottorato nel 1895. Soddisfatta la volontà del padre, acquisita la laurea continuò la professione ancora per un breve periodo. Il momento della liberazione dall’ombra paterna giunse quando il giovane neurologo Jean-Baptiste grazie a una cospicua eredità poté intraprendere le sue avventure marittime. Comprata la Goletta “le Francais organizzò una prima spedizione in Antartide scoprendo quasi 620 miglia di coste ed isole.


Nel 1908, per la seconda spedizione in Antartide, ribattezzò la navePourquoi pas?. Il viaggio durò due anni e portò alla scoperta della Terra di Loubeta cui con orgoglio il “gentiluomo polare” diede nome “Terra di Charcot, l’amato padre padre da cui era finalmente riuscito ad affrancarsi.


Allo scoppio della prima Guerra Mondiale Jean-Baptistefu richiamato come medico militare ma, data la sua naturale propensione per la navigazione ottenne, prima dall’Ammiragliato britannico e poi dalla Marina militare francese, una nave per la caccia ai sottomarini. Tornata la pace, riprese le esplorazioni realizzando importanti ricerche nautiche, metereologiche e microbiologiche e nel 1928 partì alla vana ricerca dell’idrovolante Latham47 di Roald Amundsen, partito a sua volta sulle tracce del Dirigibile Italia di Umberto Nobile.


Jean-Baptiste aveva 69 anni quando si imbarcò per l’ultimo viaggio a bordo del suo “Pourquoi Pas?scomparendo nel  mare in tempesta.


La scomparsa in mare di Jean-Baptiste segna l’epilogo di un percorso di maturazione individuale e di emancipazione dalla figura paterna. Probabilmente Italo Calvino quando nel 1957 scrisse il “Barone Rampante” era a conoscenza della storia di questo grande esploratore. Anche il protagonista del romanzo di Calvinoil giovane Barone Cosimo Piovasco di Rondò,per liberarsi dall’ingombro della figura paterna, decide di salire su un albero per non scenderne mai più. Da quel momento la vita di Cosimo assume il colore dell’avventura. Dopo la morte del padre, riceve il titolo di Barone e amministra i suoi beni dall’alto; trascorre la vita interessandosi a tutto ciò che alimenta il suo desiderio di conoscenza. Una volta invecchiato continua a spostarsi ostinatamente da un albero all’altro fin quando un giorno salta su una mongolfiera che gli si affianca scomparendo nel mare, proprio come Jean-Baptiste Charcot.


La riflessione sulla morte dei due protagonisti in questa vicenda trova un riscontro nelle ultime ricerche in tema di fisiopatologia cerebrale. Il cervello infatti sembra strutturato per spingere tenacemente le sue funzioni fino alla morte ed oltre. Nietzsche e Leopardi intuirono la dimensione ulteriore per l’oltre uomo. Il comune destino dei protagonisti è il naufragio nello stesso mare dell’immortalità dei propri sogni. Il naufragio della logica dà pieno senso alle follie della vita “e il naufragar m’è dolce in questo mare” “pourquoi pas?”.

 




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