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Bari, Valter Malosti porta in scena i sonetti di Shakespeare al teatro Kismet

Appuntamento per sabato 23 e domenica 24 febbraio alle ore 21

Pubblicato in Cultura e Spettacoli il 19/02/2019 da Redazione
Foto di Umebrto Favretto


Dopo “Venere e Adone” e “Lo stupro di Lucrezia” Valter Malosti conclude nel migliore dei modi la sua trilogia sullo Shakespeare “non teatrale” con “Shakespeare/sonetti”. Enigma filologico, impenetrabile documento, lettera d’amore a un destinatario sconosciuto, i Sonetti di Shakespeare diventano qui a pieno titolo uno dei testi teatrali shakespeariani: forse l’unico monologo della sua teatrografia. Lo spettacolo sarà in scena sabato 23 e domenica 24 febbraio, ore 21, al teatro Kismet – Opificio delle arti di Bari, per la stagione “Farsi Mondo”, a cura di Teresa Ludovico.

Un clown bianco in una scena dominata dal buio, è il Narratore dei Sonetti, Malosti interpreta un personaggio clownesco e sboccato, straziante e disperato, di allucinata modernità. Il regista e attore piemontese concentra ed amplifica la forza evocativa dei sonetti, adattati al suo inconfondibile linguaggio visivo e alla sua grande capacità di sperimentatore e creatore di nuove suggestioni anche sonore. L’ordine dei componimenti viene ricostruito in una nuova lingua e una nuova drammaturgia, un complesso romanzo d’amore con quattro figure e una sola voce.

Una fra le più complesse e grandiose opere di poesia dell’età moderna diventa in questo spettacolo un altare sacrificale, un evento di grazia e furore, canto e lamento, beffa e bestemmia, che anticipa i grandi canzonieri d’amore del Novecento, da Auden a Pasolini, da Salinas a Testori.

 Patetico e disperato è l’amore che nei Sonetti si racconta, un amore tanto limpido quanto squilibrato, infelice, fuori asse: l’amore di un uomo ormai maturo nei confronti di uno molto più giovane e bello, un vecchio poeta disposto anche a coprirsi di ridicolo, a rendersi buffone agli occhi della gente, pur di esprimere il suo sentimento, affermandolo in un gesto plateale e spudorato: la poesia. Il Narratore fa della sua poesia il suo stesso palcoscenico. Come accade nella tradizione popolare, la parola diventa non solo lo strumento di un dialogo, ma il luogo di una performance: invocazione, elegia, preghiera, lamento, dichiarazione.



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