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Teatri di Bari, weekend ricco di appuntamenti: al Kismet 'Inverno' di Jon Fosse, all'Abeliano 'Il malato immaginario' di Teresa Ludovico

I due spettacoli andranno in scena sabato 5 e domenica 6 dicembre

Pubblicato in Cultura e Spettacoli il 04/12/2015 da Redazione

La drammaturgia moderna e quella contemporanea le protagoniste del week end dei Teatri di Bari: l’Abeliano ospita il classico Il malato immaginario nella riscrittura di Teresa Ludovico, produzione Kismet, ancora sabato 5 alle 21.00 e domenica 6 alle 18.00; mentre al Kismet va in scena Inverno del drammaturgo norvegese Jon Fosse nella lettura di Florian teatro, regia di Vincenzo Manna, sabato 5 alle 21.00 (biglietti al box office Feltrinelli, all’Officina degli Esordi e sul circuito bookingshow; info 080.579.76.67; www.teatridibari.it).

 

Tra fedeltà al testo originale, invenzioni registiche, ironia e sarcasmo, lo spettacolo Il malato immaginario ovvero le Molière imaginaire nella riscrittura di Teresa Ludovico sposta l’ambientazione dalla Francia del ‘600 a una casa del sud, in un bianco e nero da pellicola neorealista, con qualche lampo di colore. Una maschera, Pulcinella, espressione di quell'anima popolare, beffarda, liquida che pervade tutta l'opera di Molière; uno spirito che entra ed esce dai panni di una serva o di un fratello e che continuerà la sua recita anche quando si spegneranno le luci della ribalta.

Un malato brontolone accudito da una serva petulante e ficcanaso, insolente e fedele come sapevano essere certe nostre donne, un po' zie un po' comari, un po' tuttofare che governavano casali, masserie o palazzotti di signori o finti signori. Una figlia angelica, una moglie perfida, un fratello consigliere, un giovane innamorato e medici, tanti medici che millantano crediti, maschere farsesche in un mulinello a volte assordante, una danza grottesca di quel quotidiano stretto fra le pareti domestiche dove ogni sussurro si amplifica, dove covano intrighi, dove si fingono finzioni e il malato? Imaginaire...

In scena Augusto Masiello, Marco Manchisi, Sara Bevilacqua, Ilaria Cangialosi, Paolo Summaria, Michele Cipriani e Daniele Lasorsa; scene e luci di Vincent Longuemare; costumi di Luigi Spezzacatene

 

Interpretato da Anna Paola Vellaccio e Flaminia Cuzzoli, Inverno (Vinter) è uno dei testi più noti del drammaturgo norvegese Jon Fosse, qui riletto dal regista Vincenzo Manna. Scritto nel 2001 è stato rappresentato in Italia solo nel 2003, vincendo il Premio Ubu come miglior testo straniero. Questo l’inizio: durante una gelida giornata d'inverno, in un parco, una ragazza vestita con abiti leggeri si avvicina barcollando a un uomo seduto su una panchina. I due cominciano a parlare. La ragazza è in stato confusionale. L’uomo si offre di aiutarla e la porta al caldo della sua camera d’albergo. Da questo momento tra l’uomo e la ragazza inizia un inquietante passo a due. Nella messa in scena di Manna, il testo di Fosse viene riadattato per donna-ragazza. “Per quattro motivi” spiega la compagnia: “Innanzitutto perché la natura della scrittura di

Fosse si presta benissimo e sembra quasi suggerire questo tipo di “aperture”.

In secondo luogo perché le principali tematiche di cui il testo è portatore (solitudine, alienazione, empatia, passione, speranza...), sono riferibili all’uomo di oggi oltre ogni differenza di genere. Terzo, per la liquidità delle posizioni sociali del mondo contemporaneo, che rende plausibile e, anzi, favorisce la permeabilità tra i ruoli, spesso ribaltando gli attributi tradizionalmente assegnati all’uomo e alla donna.

In ultimo, perché la possibile relazione tra i personaggi del dialogo, con cui il testo si

chiude (Non succede così // Tutto succede così), se interpretato da due attrici, assume

delle coloriture inedite e attuali: oltre alla passione, la solidarietà, l’impulso vitale che

unisce l’uomo e la donna dell’originale, la relazione che le due donne potrebbero intraprendere, diventa un’alleanza tutta al femminile (amorosa, sororale, d’amicizia...), per fuggire una società profondamente maschilista nei valori e nei comportamenti, che le ha segnate nel profondo.