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Domenica al Kismet con "Con la bambola in tasca"

In programma due repliche alle 17,00 e alle 18,30

Pubblicato in Cultura e Spettacoli il 01/03/2014 da Redazione
È con uno dei titoli storici del teatro ragazzi italiano il nuovo appuntamento per bambini e famiglie al Teatro Kismet di Bari: domani alle 17.00 e alle 18.30 sarà in scena “Con la bambola in tasca” di Bruno Stori, con Laura Magni, per la regia di Letizia Quintavalla.
Ispirato alla favola russa di Afanasiev Vassilissa la bella, “Con la bambola in tasca” della compagnia delle Briciole ha segnato la storia del teatro ragazzi per il particolare ed emozionante gioco di relazione che si crea tra una bambina "catturata" dal pubblico e l’attrice in scena. La struttura dello spettacolo è semplicissima: un’unica attrice, un tappeto rosso come un cerchio magico nel quale sviluppare l’azione, un fondale dipinto con lingue di fuoco. Protagoniste dello spettacolo sono la Baba Jaga, una sorta di strega/donna/madre, che muove la bimba alle azioni e la bambola, regalata alla protagonista dalla mamma, una "voce interiore" che non la abbandona mai. Gli altri bambini assistono alla storia vicini, molto vicini alla casa della strega, in uno spazio delimitato dal magico cerchio rosso.
Spiega la compagnia: “Vassilissa è la storia del passaggio di madre in figlia, da una generazione all`altra, del potere femminile dell’intuito, simbolizzato dalla bambola che Vassilissa tiene sempre dentro la tasca, cioè la capacità di vedere dentro, di ascoltare, di sentire e sapere veloci come il fulmine, di comprendere che spesso le cose non sono come appaiono e si ricorre all’intuito per scoprirle. Nell’antico racconto russo l’iniziazione è messa in atto dall’esecuzione di determinati compiti.
Il fine è una relazione affettuosa e sincera con questo essere che chiamiamo "la donna sapiente", la vecchia dea selvaggia, la Baba Jaga, alla quale Vassilissa chiede il fuoco. La ricerca del fuoco costringe la bambina a lasciare la casa e entrare, rabbrividendo, in una vita nuova.
Dunque allentare la presa sullo splendente archetipo della madre dolce e buona è il primo passo. Lasciamo il capezzolo e impariamo ad andare a caccia. C’è una madre selvaggia che ci aspetta, per insegnarci. Ma nel contempo dobbiamo tenerci strette alla bambola mentre ne apprendiamo gli usi”.