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Dipendenti call center spiati dall'azienda

La denuncia è giunta all'ispettorato del lavoro

Pubblicato in Cronaca il 17/09/2014 da Redazione
Tenevano sottocontrollo i dipendenti attraverso le telecamere, controllavano le loro pause, i loro pc e calcolavano i minuti quando andavamo in bagno, è quello quello che accadeva in un call center di Taranto che, nel momento in cui i lavoratori si permettevano di chiedere spiegazioni sulle buste paga ad personam, o se si trattenevano qualche minuto in più in bagno, venivano mandati a casa senza alcuno scrupolo. La denuncia è stata fatta all’ispettorato del lavoro da Slc Cgil di Taranto, in un call center che lavora per la commessa "Fastweb", mono committente, e che “sarebbe – si legge nella nota dell’organizzazione sindacale - al di fuori di ogni limite di legge e di buonsenso nella gestione delle persone”. Secondo le segnalazioni fatte al sindacato, precisa il segretario generale della Slc Andrea Lumino, “si tratterebbe di un’azienda che non paga in base a quanto previsto dall’accordo sindacale del 2013, ma paga i compensi in base alle simpatie/antipatie del datore di lavoro che decide di premiare o penalizzare i collaboratori, che dice ai lavoratori che chiedono spiegazioni 'questo è se ti sta bene altrimenti vai a casà, che ha le telecamere nelle sale puntate sui lavoratori e sui pc mentre lavorano e manda a casa i lavoratori se chiedono spiegazioni sulle buste paga fantasiose o se si trattengono un minuto di più nel bagno”. Peraltro, aggiunge Lumino, “è un’azienda nella quale, esisterebbe un accordo tra la stessa azienda ed un’altra sigla sindacale per cui i lavoratori che non raggiungono l’obiettivo di un contratto ogni 14 h percepirebbero un compenso di 2,5 euro all’ora, nemmeno i 5 pattuiti originariamente”.

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