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Imprenditore albanese torna in Italia dopo 15 anni e viene arrestato

Finito in manette nel porto di Bari per una condanna di cui era ignaro

Pubblicato in Cronaca il 31/10/2014 da Redazione
Torna in Italia dopo 15 anni e, ignaro di essere stato processato e condannato per violenza sessuale e sfruttamento della prostituzione, viene arrestato alla frontiera con un ordine di carcerazione perché deve scontare una pena definitiva a 5 anni e 6 mesi di reclusione. La sentenza, però, apprende durante la detenzione in Puglia, non è mai stata notificata al suo difensore di fiducia che perciò non ha potuto impugnarla. Protagonista della storia un imprenditore albanese di 47 anni, Luan Tabaku. Tutto si riferisce al 1999 quando l’uomo, in vacanza a Milano, conosce una ragazza ucraina e se ne innamora ma dopo la fine della relazione lei lo denuncia sostenendo di essere stata attirata in Italia con la promessa di un lavoro e di essere stata poi indotta alla prostituzione.
Sulla base delle dichiarazioni della presunta vittima, Tabaku viene indagato dalla Procura di Milano. Nomina un difensore di fiducia ma lascia il Paese per motivi di famiglia prima dell’inizio del processo. Ad aprile 2002 la sentenza di primo grado (mai impugnata) diventata definitiva. Della vicenda processuale l’imputato non viene mai informato, fino al rientro in Italia nell’agosto scorso. Nel porto di Bari l’uomo viene arrestato e condotto in carcere. Il difensore, l’avvocato barese Fabio Schino, ottiene la sospensione dell’esecuzione della pena per nullità della notifica della stessa e quindi la scarcerazione, in attesa di un incidente di esecuzione che dia all’imputato la possibilità di essere sottoposto ad un nuovo processo.

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