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Bari, don Luigi Ciotti attacca Matteo Salvini: 'I rosari non si sventolano, si vivono'

Il fondatore di Libera ha partecipato ad un incontro nell’Istituto Salesiano Redentore nel quartiere Libertà

Pubblicato in Cronaca il 29/05/2019 da Redazione

 “Qui non si esibiscono rosari, non si esibiscono madonne, non si sventolano vangeli. Qui non sventoliamo nulla, il Vangelo si vive”. Lo ha detto don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, l’associazione contro le mafie, partecipando a Bari ad un incontro nell’Istituto Salesiano Redentore nel quartiere Libertà di Bari per presentare il nuovo progetto 'Cantì, Cantieri Antimafia Innovativi, rivolto a 20 giovani tra i 16 e i 21 anni che partirà a settembre.

“Mai come in questo momento - ha continuato don Ciotti - un Papa ci ha indicato la strada: Dio ama tutti ed è di tutti. E quindi dobbiamo accogliere tutti. Il cambiamento ha bisogno di ciascuno di noi. Viviamo la povertà economica, che è sotto gli occhi di tutti, e poi abbiamo la povertà dell’altro, dello straniero, del diverso, - ha aggiunto a margine - che viene alimentata con ricadute estreme. Siamo attraversati da paure, ma dobbiamo fare in modo che le paure non diventino il modo per liquidare problemi, bensì l’impegno di fare la nostra parte”. 

“Il grido della terra è il grido dei poveri. Allora i diritti della natura e i diritti umani sono la direzione dove deve andare questa nuova Europa». «L'Europa deve andare verso un nuovo umanesimo che rimetta al centro la persona, - ha spiegato don Ciotti - che veda le diversità che rappresentano le varie nazioni d’Europa viaggiare in unità. Oggi, inoltre, non si può non tenere conto della conversione ecologica. I disastri ambientali e sociali non sono cose diverse ma rappresentano un’unica crisi socio-ambientale. Cogliamo la fragilità di questo momento, che è di smarrimento e di fatica, però non stiamo zitti e inerti”.

“La prima grande riforma da fare nel nostro Paese - ha spiegato a margine don Ciotti rispondendo alle domande dei giornalisti - è la riforma delle nostre coscienze. C'è troppa neutralità, ci sono troppi mormoranti, c'è troppa delega, a volte c'è anche troppa rassegnazione. In Italia ci vuole uno scatto da parte di tutti, oggi più che mai”.