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Bari, tangenti al Catasto: arriva la prescrizione per 46 imputati

Ex dipendenti, ingegneri e geometri erano accusati di aver intascato mazzette in cambio dell'accelerazione delle pratiche

Pubblicato in Cronaca il 27/09/2017 da Redazione

Si chiude dopo più di dieci anni con la prescrizione di quasi tutti i reati il processo di primo grado nei confronti di 46 imputati, fra dipendenti dell'ex Catasto di Bari e professionisti (ingegneri, architetti e geometri), accusati di aver intascato tangenti in cambio di visure catastali o accelerazione di pratiche. Il tribunale di Bari ha dichiarato il non luogo a procedere per prescrizione con riferimento alle contestazioni di associazione per delinquere, concussione, corruzione, falso, accesso abusivo al sistema informatico, ricettazione ed esercizio abusivo della professione.

I fatti contestati risalgono al 2003-2006. Secondo l'accusa esisteva un "tariffario extra" per le pratiche catastali da agevolare, che andava dai 10 euro per rilasciare una visura per 'uso ufficio' a diverse migliaia di euro per accatastare a valori inferiori grandi opifici. Le indagini nel novembre 2006 portarono all'arresto di sette persone, 101 perquisizioni e 82 destinatari di avvisi di garanzia, 46 dei quali finiti sotto processo e oggi tutti prosciolti e assolti.

I giudici hanno assolto nel merito "perché il fatto non sussiste" i tre dipendenti accusati di peculato, accusati di essersi appropriati di buste, moduli e planimetrie prese in ufficio e portate a casa. Stando alle indagini della guardia di finanza, coordinate dall'allora pm barese Giuseppe Carabba e poi ereditate da Pasquale Drago, dieci dipendenti dell'Agenzia del territorio (ex Catasto) inducevano i professionisti che si rivolgevano al loro ufficio ad affidare loro, previo pagamento, l'esecuzione delle pratiche catastali, garantendo una riduzione dei tempi tecnici anche attraverso la falsificazione dei dati relativi ai beni da accatastare.

Per portare a termine il loro lavoro, i dipendenti pubblici (funzionari e visuristi) si sarebbero avvalsi della complicità di liberi professionisti (ritenuti concorrenti nei reati di falso e corruzione) dai quali ricevevano timbri e firme che apponevano sulle Docfa (la dichiarazione di accertamento della proprietà immobiliare urbana) che essi stessi predisponevano e approvavano.



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