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Assennato: "Se l'Ilva chiude, salta la bonifica"

Per il dg dell'Arpa, chiudere lo stabilimento siderurgico non serve a migliorare la situazione ambientale di Taranto

Pubblicato in Cronaca Ambiente il 22/11/2013 da Ferretti

Chiudere l’Ilva non serve a migliorare la situazione ambientale di Taranto, perchè se ciò avvenisse "sarà impossibile bonificare quell'area". La bonifica è possibile "solo se l’Ilva esiste ed investe nella bonifica una parte dei profitti, altrimenti si rischia di finire come a Bagnoli".  Lo dichiarazione l’ha fatta Giorgio Assennato, direttore generale dell’Arpa Puglia (l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente), nell’ambito di una conferenza stampa convocata per fare alcune precisazioni in merito all’inchiesta tarantina per disastro ambientale a carico dell’Ilva.  

Nell'inchiesta come si sa, Assennato figura da indagato per favoreggiamento personale nei confronti del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, in relazione a presunte pressioni che avrebbe subito perché ammorbidisse una relazione sulle emissioni inquinanti dell’Ilva.

Assennato, che ha sempre negato di avere subito pressioni, Letta rispondendo a chi gli chiedeva cosa pensasse del varo di un altro decreto per accelerare le procedure di Valutazione di impatto ambientale per gli adeguamenti impiantistici imposti dall’Aia per l’Ilva, ha criticando l’operato del governo. "Sarebbe la dimostrazione – ha detto - che il governo non è in grado di gestire questi problemi". "Alla riunione di ieri a Palazzo Chigi – ha aggiunto – oltre ai commissari c'era solo il Prefetto di Taranto, non sono state invitate le istituzioni intermedie. Non si affrontano così i problemi". Per Assennato, peraltro, la nuova Aia per l’Ilva di Taranto "ha dimezzato il rischio sanitario", ma "la situazione del quartiere Tamburi (la zona più a ridosso del Siderurgico, ndr) - ha puntualizzato – impone o il miglioramento degli impianti sul piano ambientale o la riduzione della produzione, altrimenti, quando l'Ilva tornerà a regime, il rischio sanitario resterà inaccettabile".

Il dg di Arpa Puglia ha poi respinto l’accusa, contenuta negli atti dell’inchiesta, di aver inviato nel luglio del 2010 all’Ilva, e non alla Procura della Repubblica di Taranto, l'esito di monitoraggi su sostanze inquinanti emesse dallo stabilimento siderurgico, favorendolo indirettamente. "Non è vero" ha detto, consegnando ai cronisti copia della relazione di 25 pagine redatta su richiesta del procuratore di Taranto, Franco Sebastio, risalente al 7 giugno 2010, relazione inviata alla Procura il 9 luglio 2010.