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Bari, crisi Bari Fonderie Meridionali: il tavolo di trattativa c'è già

La Bfm produce 'cuori' in acciaio per scambi ferroviari

Pubblicato in Cronaca il 21/11/2014 da Redazione
“Il sistema industriale pugliese ha parte delle sue radici nella Bari Fonderie Meridionali (Bfm), la ex Breda Fucine Meridionali degli anni Sessanta. La crisi di Bfm riviene dall’assenza di politiche industriali in Italia, che ha costretto prima la “Lucchini” a vendere lo stabilimento barese a un gruppo della Repubblica Ceca. E che ha consentito ai cechi di venire in Italia, “imparare l’arte” e portarla da un’altra parte, condannando il sito barese” afferma Caroli
Come è noto la Bfm – nata nell’alveo delle Partecipazioni statali e nel complesso produttivo della zona industriale di Bari nella quale era strettamente interconnessa con altri opifici e poi privatizzata - produce “cuori” in acciaio per scambi ferroviari ed è praticamente l’unica fabbrica italiana specializzata in questo particolare settore che trovava mercato soprattutto nelle grandi aziende di esercizio ferroviario come le Fs.
“Mi fa piacere – prosegue Caroli – che in questo contesto alcuni parlamentari baresi abbiano scoperto la crisi della Bfm. Sono certo essi non mancheranno di scrollare il Governo dal suo torpore in materia di politiche industriali e siderurgiche in particolare. Adesso che si guarda alle problematiche del territorio barese, saprà che il tavolo di crisi è stato già costituito in Regione e che si è già riunito nei giorni scorsi alla presenza dell’AD della fabbrica e del socio di maggioranza del gruppo ceco. I quali hanno avanzato delle prime ipotesi per assicurare la continuità produttiva, rigettate dal sindacato, in attesa che il giudice ammetta al concordato preventivo “in bianco” (ovvero, senza la sospensione dell’atttività produttiva e senza escludere la cessione della fabbrica), ammissione che è attesa in queste ore”.
“Nel frattempo – conclude l’assessore – stiano certi i parlamentari: la Regione continuerà ad incontrare i lavoratori ai cancelli come fa da settimane, ad interloquire quotidianamente con i sindacati e l’azienda, continuando nel ruolo di supplenza del governo per le politiche industriali e favorendo l’attivazione degli ammortizzatori sociali (Cigs) per la protezione del salario dei dipendenti e per la presentazione di un piano industriale sostenibile. I deputati si accorgeranno infine che il tavolo di confronto c’è già e si arriverà al Ministero dello Sviluppo Economico se sarà necessario così come è stato concordato con i sindacati e i lavoratori”.