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Bollette AQP, UNAI contesta modalità calcolo e richiesta cauzionale

Per l'associazione creano disagi e costringono alla violazione della privacy

Pubblicato in Cronaca il 21/10/2014 da Redazione
“UNAI boccia senza appello le modalità utilizzate dall’Acquedotto Pugliese per calcolare il deposito cauzionale e auspica un intervento urgente da parte delle autorità competenti, e soprattutto della stessa AQP, per consentire sia la tutela dei consumatori, sia quella del fornitore”. É la posizione assunta da Franco Mesto e Raffaele Toritto, rispettivamente coordinatore regionale UNAI (Unione Nazionale Amministratori d’Immobili) per la Puglia e presidente provinciale di Bari, in merito alle tante richieste di informazioni giunte da parte di numerosi condomini.
In molti stanno infatti chiedendo spiegazioni sul deposito cauzionale inserito nelle bollette per il consumo idrico da AQP. Si tratta di una somma di denaro, prevista nella Carta servizi dell’azienda pubblica, che da qualche mese viene richiesta a tutti i fruitori, non solo per le attivazioni di nuove utenze. La cifra dovrebbe essere calcolata sulla base delle disposizioni indicate dall’Autorità per l’Energia Elettrica, il Gas e i Servizi Idrici (AEEGSI) con delibera nr.86 del 28 febbraio 2013 e n.643 del 27 dicembre 2013. Ma, nei fatti, i calcoli effettuati dall’Acquedotto Pugliese risultano incomprensibili e creano disagi.
“Dobbiamo sottolineare le difficoltà riscontrate nell’imputare il pagamento delle quote del deposito cauzionale ai singoli utenti di un condominio. Inoltre, secondo quanto scritto da AQP sia sul sito sia sulle bollette - aggiungono Mesto e Toritto - gli utenti che usufruiscono del bonus idrico dovrebbero essere esonerati dal pagamento. Ma comprendere il calcolo effettuato è complicato: stiamo riscontrando differenze nelle quotazioni a metro cubo da una città a un’altra, se non fra zone di una stessa località. E gli amministratori di condominio sono costretti a ledere il diritto alla privacy dei propri condomini pur di risalire all’identità di chi, in uno stabile, deve essere esonerato perché usufruisce del bonus. Un conteggio basato esclusivamente sui consumi effettuati da tutti gli occupanti di un palazzo, inoltre, determina cifre elevate che finiscono col riversarsi per intero su chi non ne beneficia”.
“Il deposito cauzionale così elaborato, oltre a sommarsi alle difficoltà economiche già riscontrate dalle famiglie a causa della crisi – concludono Mesto e Toritto - potrebbe aprire la strada ad una esponenziale presentazione di ricorsi, anche sotto il profilo giudiziario, per contestare la legittimità delle richieste. L’Unione Nazionale Amministratori d’Immobili si associa a quanti chiedono di rivedere le modalità di calcolo e, oltre a fornire informazioni e consulenza, è pronta a patrocinare qualsiasi azione gli utenti vogliano intraprendere per arrivare ad una soluzione del problema”.