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Bari, giro di fatture false per 107 milioni di euro: Gdf arresta 8 imprenditori e un commercialista

Il sistema ha consentito agli associati di ottenere illeciti vantaggi fiscali, consentendo loro di sottrarsi al pagamento delle imposte per una parte cospicua dei profitti derivanti dalle attività economiche

Pubblicato in Cronaca il 18/10/2017 da Redazione

Otto imprenditori ed un commercialista sono stati arrestai dagli agenti della Guardia di Finanza di Bari per aver messo in piedi un giro di fatture false per un ammontare complessivo di 107 milioni di euro.  La misura di custodia cautelare riguarda Giuseppe e Domenico Cardone della Stimac srl, Costantino Cardone amministratore della Miti srl, Mario Melacarne e Arcangelo Cellamare della Phone Global Service, Lorenzo Gentile della 'Service and consulting', Vincenzo De Guglielmo della Degu Service, Domenico Grossi titolare della 'Dg Costruzioni'. Tra i destinatari anche il commercialista Giovanni Antonio D'Elia di Triggiano.

Tutti sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata all'emissione di fatture per operazioni inesistenti, alla dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti, alla dichiarazione infedele e  all'omessa dichiarazione ai fini delle imposte dirette e dell'Iva, all'occultamento e alla distruzione di documenti contabili e il delitto di simulazione di reato.

Il profitto dell'attività illecita realizzato è stimato in oltre 18 milioni di euro.
 Le indagini, iniziate alla fine del 2015, si sono sviluppate attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti, appostamenti, accertamenti di natura finanziaria e patrimoniale e hanno consentito di smascherare un sodalizio criminale costituito da imprenditori e professionisti che, attraverso imprese 'cartiere' riconducibili  a prestanome, hanno impostato un sistema di false fatturazioni, per un ammontare complessivo di oltre 107 milioni di euro.


L’artificioso sistema di rendicontazione contabile ha consentito agli associati di ottenere illeciti vantaggi fiscali, consentendo loro di sottrarsi al pagamento delle imposte per una parte cospicua dei profitti derivanti dalle attività economiche effettivamente esercitate e di costituire riserve occulte (fondi neri), alcuni dei quali all’estero, originati dal denaro contante “di ritorno”, a fronte dei pagamenti delle false fatture ricevute.

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La compagine aveva accumulato una ingente liquidità, attraverso un parallelo meccanismo di false fatturazioni, che prevedeva la restituzione al netto della provvigione (profitto) di spettanza degli associati e che veniva successivamente messa a disposizione di altri imprenditori, esterni al sodalizio, per esigenze in corso di approfondimento.



Oltre alle imprese "cartiere", che disponevano esclusivamente di un conto corrente bancario su cui transitavano i predetti flussi finanziari, sono risultate coinvolte imprese del settore del commercio di prodotti per telefonia e nella produzione di manufatti in cemento, il cui ruolo era quello di ricevere le false fatture delle "cartiere" e dalla società di telefonia ed emettere analoghi documenti falsi nei confronti degli imprenditori che avevano la necessità di disporre del denaro contante.

 



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