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San Giovanni Rotondo, insulti e svastiche contro la rappresentante d'istituto. 52 studenti la difendono: 'Basta bullismo'

Angelica Placentino è stata vittima di offese e scritte diffamatorie, un gruppo di studenti ha deciso di denunciare tutto: 'Abbiamo raccontato la storia agli altri studenti'

Pubblicato in Cronaca il 18/02/2019 da Redazione
Le svastiche disegnate da ignoti vengono trasformate in fiori da una studentessa


Messaggi anonimi, scritte diffamatorie e minacce. È quanto accaduto ad Angelica Placentino, rappresentate d’istituto dell’istituto statale magistrale ‘Maria Immacolata’ di San Giovanni Rotondo. A raccontare gli episodi di violenza è un’amica della studentessa: “Angelica viene chiamata ‘puttana’ – si legge in un post della ragazza -, le si dice di andare a casa. Leggerli, capirli, è scioccante e doloroso. Ma c’è la forza di denunciare, di rendere pubblico questo male. Dinanzi a questo tentativo... silenzio. Poi ci sono gli attacchi verbali in pubblico, silenzio. La violenza non si ferma. Compare una scritta offensiva sotto casa sua. Ma Angelica non sta zitta, denuncia. La collettività risponde con un gentilissimo silenzio. Viene disegnata una svastica, simbolo del partito nazionalsocialista tedesco,
il simbolo di Hitler. L’ insulto vuole diventare più grande. Assume toni politici, di cui è dubbia la consapevolezza. Lo scempio sembra terminato. E invece arriva un ultimo crudele colpo: “Dimettiti perché ci fai schifo”. Non si chiede. Si impone”:

Gli insulti e le minacce continuano ad arrivare, così 52 studentesse e studenti decidono di schierarsi dalla parte di Angelica: “Ci siamo presentate a scuole vestite di azzurro, con dei segni blu sul volto.  Cinquantadue persone che ci aiutassero a raccontare, a denunciare la violenza, l'ipocrisia, l'omertà che in questi mesi sono nate e cresciute nella scuola. Raccontiamo di una nostra amica/compagna/sconosciuta che è stata vittima della forma di violenza più comune tra noi giovani: il bullismo. Lo facciamo tramite spiegazioni, monologhi, riflessioni, poesie improvvisate, colori, scritte. Lo facciamo con un'organizzazione che quasi non esiste, presi dalla foga di farci ascoltare.

Raccontiamo realtà devastanti, vere. Raccontiamo di silenzio, di pesi sulla coscienza, di persone che si sono piegate al male. Spieghiamo che in cinquantadue ci avrebbero ascoltati, in questi contesti se sei da solo non servi. Spieghiamo l'importanza del non ostentare una violenza crudele di cui non si comprende il significato”.

 

“Qualcuno ha scelto chi essere piangendo. Qualcun altro dialogando. Altri hanno brindato – conclude il post della studentessa -.  Noi ci siamo abbracciati. Qualcuno però ha scelto chi essere disegnando, ancora una volta, delle svastiche. Noi rispondiamo con dei fiori al vostro orrore. E voi?  Giovani del paese, del mondo, come rispondereste?”. 



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