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Direttora: ANNAMARIA FERRETTI
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Due colpi di pistola

Il punto di vista di Titti De Simone, ex assessora al Comune di Bari, su ILIKEPUGLIA

Pubblicato in Cronaca Politica il 16/07/2014 da Titti De Simone
Nei 100 giorni che sono stata Assessora del Comune di Bari ho incontrato idee, sogni e desideri che non possono essere persi.
Voglio continuare a mettere a disposizione di questa città, che mi ha adottata con amore, e dei percorsi di partecipazione che ho intrecciato, di donne e uomini, la mia esperienza, la mia storia, la mia energia e la mia passione per la politica che credo possa avere ancora la forza di migliorare le nostre vite.

Grazie ad Annamaria Ferretti, e alla sua testata, per questo spazio di confronto e di proposta. Sono molto felice di farlo da qui, e di collaborare con una direttora che stimo molto.




Due colpi di pistola, e ricompare nella grammatica della città di Bari, la parola desueta: pizzo. Una parola forse rimossa per troppo tempo, un pò come la polvere sotto il tappeto di casa. A pronunciarla senza mezzi termini è il capo della squadra mobile di Bari, Luigi Rinella, che rilancia così l’allarme estorsioni, sullo sfondo della sparatoria avvenuta ieri notte in pieno centro, fra i locali della movida: “da tempo a Bari non si registrano attentanti a cantieri e negozi, o viviamo nel paese delle meraviglie oppure tutti pagano”.
Parole dure, secche, che puntano sulla parte più in ombra della città, ma parlano a quella ufficiale, dell’impresa, della politica e delle istituzioni. Come già per Foggia e Lecce, sembra dunque che anche Bari debba ricominciare a fare i conti con un territorio infestato dall’usura e dall’estorsione, e soprattutto con il calo di denunce da parte di commercianti ed imprenditori locali.
Il problema non può essere affrontato solo ed esclusivamente sotto il profilo della sicurezza e dell’ordine pubblico, cosa pur necessaria, ma non sufficiente. Chi oggi nega la presenza del pizzo e del racket mente sapendo di mentire. La storia, scritta grazie all’azione di Libera e delle tante associazioni antiracket diffuse nel territorio pugliese e italiano, ci hanno insegnato che l’usura e il racket si sostengono su una fitta rete di stabile omertà sociale, che lascia trasparire solo una minima parte di quella che è la vera consistenza del problema. Ciò che manca oggi a Bari è di cui c’è forte necessità, è proprio una forte mobilitazione civile, quella che le associazioni di categoria e le istituzioni cittadine devono e possono promuovere attraverso proprie iniziative.
Le organizzazioni criminali, sono le uniche oggi a vivere proficuamente una situazione di grave crisi e sfruttano l’usura e l’estorsione come grimaldello per insediarsi ancor più stabilmente nel tessuto sociale, economico e territoriale. La crisi produce indebitamento di quasi tutte le attività produttive del territorio, ed è qui che la criminalità si propone come soluzione al problema, al fine di scongiurare la chiusura, elargendo liquidità, ed insediando i propri agenti inquinanti dell’economia pulita, riciclando e investendo. Non sempre l’obiettivo è la restituzione del denaro, ma la possibilità che ne consegue di poter gestire imprese ed esercizi commerciali. E così che si tramutano esercizi commerciali in vere e proprie “lavanderie” di soldi sporchi. E tutto nel più completo silenzio. Se vogliamo rompere il muro dell’omertà l’azione delle forze dell’ordine va affiancata dall’azione concreta della politica, delle istituzioni locali, che possono attivare iniziative concrete a sostegno di chi vuole denunciare, e per questa via, creare una rete di forte protezione e contrasto nel territorio. Serve la sinergia fra tutti i soggetti in campo, ma servono proposte che innanzitutto contribuiscano a rompere l’omertà sociale diffusa, facendo diventare protagonisti proprio i cittadini. Alcune idee: promuoviamo un tavolo permanente fra forze dell’ordine, comune, regione, associazioni di categoria, quelle antiracket, camera di commercio, per attivare azioni di prevenzione e di sostegno. Chiediamo con forza che come ha fatto Confindustria in Sicilia, anche in Puglia siano espulsi gli imprenditori che pagano il pizzo. O ancora, sosteniamo le imprese vittime di reati di estorsione, corruzione e usura che hanno denunciato i loro aguzzini, esentandole per 5 anni dal pagamento dei tributi locali, e del diritto annuale della Camera di Commercio. Chiamiamo le istituzioni a costituirsi parte civile nei procedimenti penali per reati di estorsione, usura e corruzione di cui sono rimasti vittima imprenditori e commercianti del territorio. Prendiamo un bene confiscato alle mafie, dei tanti che l’amministrazione assegna alle associazioni impegnate nel territorio, e facciamone sede di un progetto che metta in campo proposte come queste, insieme alle associazioni. Non dimentichiamo le parole dei ragazzi di AddioPizzo, all’indomani dell’uccisione dell’imprenditore Libero Grassi “Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”.